Stazione, 50 anni e dimostrarli Alla Sala Leoni è un amarcord

bVIGEVANO./bb Ha cinquant'anni e forse li dimostra proprio tutti. Anzi, a pensarci bene. ne dimostra anche qualcuno in più. La stazione di Vigevano, la cui storia è stata ricordata in una mostra chiusa ieri alla Sala Leoni, organizatta dall'associazione «Amici del Treno», ha raggiunto il mezzo secolo di vita. Non si può certo dire che porti bene i suoi anni o che si sia conservata bene.BR /b Dall'esterno appare coperta di scritte, con il muri sporchi, e qualche atto di vandalismo a deturpare le pensiline degli autobus. All'interno è poco accogliente. Dai bagni chiusi, fino alla biglietteria aperta mezza giornata, si incontrano mancanze ad ogni angolo. La biglietteria doveva essere sostituita da quella elettrica, ma una macchina è l'altra è ancora imballata dallo scorso novembre. Di poco fuori seguendo i binari in direzione Mortara c'è una lapide che ricorda una benemerita dipendente delle ferrovie morta in servizio della quale perà non si legge il nome. Oltre i binari a ridosso di via Gramsci, già quartiere Cascame, c'è ancora il dopolavoro ferroviario. E' bruciato un paio d'anni fa, ma l'edificio non è mai stato messo in sesto. All'interno si possono vedere le pareti annerite, i materiali accatastati e non si sente più l'eco delle discussioni, dei litigi per le carte e le bocce. A ricordare gli eroi dell' «a punto», del «volo» e delle bocciate secche e tese c'è un tavolino che espone ancora tutti i trofei vinti da chissà chi, chissà quando. Quella che oggi appare a tutti un casermone quasi abbandonato è stato luogo di lavoro e di vita per molti uomini come Antonio Torrelli, che dall'82 al 96 è stato capostazione. «Ho lavorato nelle ferrovie per trentun'anni - ricorda Torrelli oggi coordinatore dell'associazione «Amici del Treno -. Prima ero al reparto assicurazione, poi addetto ai treni e alle cabine». Torrelli si ricorda i tempi in cui c'era il dopolavoro ferroviario, che ospitava gli «Amici del Treno». «Una volta -ricorda - c'era il capostazione che era responsabile di tutto. Quando lavoravo io sopprimere un treno era un peccato mortale. Oggi bastano venti minuti di ritardo per farlo saltare». (a.ball)BR