«La 'ndrangheta? Tanti pregiudizi e fantasie»

b CASORATE./b b«La 'ndrangheta? Non esiste. C'è qualcuno, a cominciare dagli investigatori, che guarda troppi film. Basta avere un cognome come il mio che subito ti puntano il dito contro». Un cognome scomodo, ma di cui Maria Barbaro, 39 anni, dice di andare orgogliosa. «Qualcuno mi ha detto di cambiarlo - ammette - ma non lo farei mai». La donna, che vive a Casorate, è figlia di Domenico Barbaro detto l''australiano", da luglio in carcere insieme ai due figli, Salvatore e Rosario, e al genero Mario Miceli con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.BR /b Maria Barbaro parla dalla sua abitazione di Casorate. Una villetta ben curata, con le piante grasse nei vasi e un vassoio di pasticcini sul tavolo. Una casa grande, riempita solo dall'allegria delle tre figlie, di 8, 10 e 12 anni. Suo marito, Mario Miceli, ne manca da molto tempo. A luglio è stato arrestato nell'operazione 'Cerberus", insieme a suocero e cognati, con l'accusa di avere messo in piedi un'associazione a Buccinasco in grado di controllare gli appalti e lavori legati al movimento terra. «Quel giorno doveva uscire dal carcere, dove stava scontando una pena per rapina - spiega la moglie -. Quando ho ricevuto la telefonata mi è caduto il mondo addosso». Maria Barbaro dice che in quell'inchiesta «ci sono un sacco di bugie», che la sua è una famiglia di lavoratori, di persone perbene. Nonostante gli arresti, nonostante le condanne. Il padre, Domenico Barbaro, in galera ci ha passato 13 anni. C'era finito nel 1974, con una condanna per sequestro di persona. Proprio ai sequestri, come quello di Cesare Casella, il nome dei Barbaro è stato più volte associato. «Ma la mia famiglia non c'entra nulla - precisa la donna -. Noi non abbiamo parenti, e anche in Calabria, a Plati, non scendiamo più da tanto tempo». Un unico legame, però, pesa ancora. E' quello con la famiglia Papalia. «Si, è vero - precisa la donna -. Mio fratello Salvatore ha sposato una Papalia». Per la precisione la figlia di Rocco Papalia, in carcere da 16 anni. «Ma l'amore fino a prova contraria non è un reato», prosegue Maria Barbaro. «Noi siamo semplicemente diventati carne da macello per chi fa anni di indagini e, non trovando niente, attribuisce ogni misfatto a chi porta questi cognomi. Basta chiamarsi Barbaro o Papalia. E invece i criminali ci sono dappertutto, anche tra i politici - si sfoga la donna -. Perché non hanno controllato i conti? Avrebbero scoperto che la mia famiglia non ha un soldo, che è piena di debiti, perché la ditta F.M.R. Costruzioni, che è finita al centro dell'inchiesta, spesso contava su clienti che non pagavano neanche i lavori. Abbiamo comprato questa casa quattro anni fa, e adesso rischiamo di perdere tutto. Mio padre, dal carcere, non ha neanche i soldi per spedire una cartolina alle nipoti». La 'ndrangheta che lucra al Nord, si insinua negli appalti, intimidisce gli imprenditori, circola con le pistole nei cantieri, è quindi cosa d'altri tempi? «Queste storie esistono solo nei film - ironizza la donna -. Sento parlare di ‘ndrangheta da quando ero bambina, eppure a quasi 40 anni ancora non ho capito che cos'è. La criminalità esiste dappertutto, anche quando ti entrano in casa per rubare. So solo che avere un padre, un marito e due fratelli in carcere è un dolore enorme, che solo una donna può capire. Ma ne usciremo a testa alta. Chi ha già pagato con il carcere, non può essere condannato per tutta la vita solo per il nome che porta».BR