«Ma quale Pavarotti, sarà la mia voce a incantare Turandot»
b PAVIA./b bTocca alla 'Turandot" di Puccini inaugurare giovedi sera la nuova stagione lirica del teatro Fraschini. La popolarità dell'opera da qualche anno è legata soprattutto all'aria 'Nessun dorma" che la straordinaria voce di Luciano Pavarotti ha reso celebre in tutto il mondo. A interpretare il personaggio del principe Calaf - e dunque l'aria 'terribile" - in quest'occasione sarà il tenore Francesco Anile. Il quale, a dispetto del debutto nel ruolo, non pare essere intimorito più di tanto dall'inevitabile accostamento con Big Luciano. «Se ci si dovesse bloccare di fronte a certi modelli nessuno più farebbe il tenore - spiega -. Io porterò in scena il mio Calaf, la mia interpretazione. E sarà il pubblico a decretarne la qualità».BR /b «Certamente rispetto Pavarotti - aggiunge - ma per me non è né un mito né un punto di riferimento: la mia voce è troppo diversa dalla sua per fare un paragone».BR bCi parla allora del suo personaggio? Come lo interpreta?BR /b«Calaf per me è un debutto, devo maturare e interiorizzare la mia parte ma è un ruolo che amo tantissimo. Non per le arie celebri, ma per il personaggio in sé che è romantico, passionale, innamorato e folgorato dalla bellezza».BR bCom'è questa Turandot?BR /b«E' certamente uno spettacolo d'effetto: la regia essenziale che fa un uso magistrale di luci ed effetti visivi, ha pronte alcune sorprese per gli spettatori di Pavia. Evidenti ad esempio le influenze del teatro kabuki, a partire dalla scomparsa del telo del sipario. Dal punto di vista musicale la cura è stata massima, il cast è quanto di meglio ci si possa aspettare. E poi l'opera stessa, 'Turandot", è un'emozione unica dall'inizio alla fine. Io stesso durante le prove mi emozionavo ascoltandola: la scena della morte di Liu è forse il momento più toccante, nelle sue parole c'è tutta l'essenza delle eroine pucciniane».BR bDal suo curriculum si nota una preminenza di ruoli verdiani. Caso o preferenza?BR /b «Verdi è un caso, ho invece voluto cantare Mascagni e Puccini. Certo, in una certa fase della mia carriera mi sono fatto una reputazione con certi ruoli ed è naturale vederseli riproporre. Il mio preferito in assoluto è 'Otello", un personaggio perfetto per le mie qualità e a cui mi sento molto affezionato. Nel futuro vorrei partecipare ad un 'Andrea Chénier" o ad una 'Norma", ma per il momento nutro molte speranze per questa 'Turandot"».BR bAccanto alla lirica sono molte le sue interpretazioni di musica sacra. Preferisce quest'ultima o l'opera?BR /b«Sono due generi diversissimi, nella musica sacra si è quasi strumentisti, c'è tutta un'altra attenzione, lo esige lo spartito. Ci sono poi pagine come il Requiem di Verdi, che considero un ibrido tra opera sacra e lirica, ma in generale mi sento decisamente più a mio agio su un palcoscenico, dove posso muovermi, cantare, recitare».BR bLei si è avvicinato alla musica come clarinettista. Come è arrivato al canto?BR /b «Per curiosità. Suonavo in alcune formazioni bandistiche pugliesi e da quelle parti è tradizione eseguire riduzioni d'opera riorchestrate per banda. Innamorato delle melodie che eseguivo sullo strumento mi è venuta la voglia di provare a cantare le stesse note che suonavo al clarinetto. Uno degli ascolti che più influenzò la mia decisione di dedicarmi al canto è stata proprio la 'Turandot". Comunque non avrei fatto la stessa strada come strumentista: il panorama italiano è veramente molto complesso, e i nomi degli esecutori che spiccano sono veramente pochi».BR bRaffaele Guazzone /b