Ratzinger: ma la fede non vuole prevaricare
bROMA./b La religione ha anche una «valenza pubblica», ma la Chiesa non vuole «prevaricare ai danni della libertà». Non c'è ragione di temerla, perchè la sua «missione» è la stessa di san Francesco: non cerca «potere», «privilegi» o «posizioni di vantaggio economico e sociale». E il Papa, in visita al Quirinale, offre alla «prediletta» Italia la collaborazione della Chiesa «anche in questi momenti di incertezza economica e sociale», a fianco di poveri, famiglie in difficoltà, anziani.BR Si impegna inoltre a contribuire ad educare una generazione di giovani a «solidarietà» e «legalita», come «cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile».BR Questo il cuore del messaggio di Benedetto XVI nella sua seconda visita al Colle, la prima con la presidenza Napolitano, per la quale ha scelto un discorso di respiro storico, a partire dalla «questione romana» che per la Santa Sede è «composta in modo definitivo e irrevocabile»: Vaticano e Quirinale «non sono colli che si ignorano o si fronteggiano astiosamente», invece «simboleggiano il vicendevole rispetto della sovranità dello Stato e della Chiesa, pronti a cooperare insieme per promuovere e servire il bene integrale della persona umana e il pacifico svolgimento della convivenza sociale».BR Dalla replica di Napolitano si è colto bene come l'intreccio dei temi trattati e il tono dei discorsi hanno confermato e, se possibile, rafforzato una sintonia già alta fra il capo dello Stato italiano e il magistero di Benedetto XVI. Comune il riferimento al Concordato e alla conseguente separazione delle sfere di influenza. Nuova e suscettibile di reciproche aperture su alcuni temi controversi l'interpretazione di Napolitano della laicità dello Stato. Importante anche il suo auspicio di una comune missione «educativa» per rilanciare i valori ideali ed etici. Da tempo si è affermata in Italia, ha detto il presidente della Repubblica al Papa, la convinzione «che il senso della laicità dello Stato, quale si coglie anche nel dettato della nostra Costituzione, abbraccia il riconoscimento della dimensione sociale e pubblica del fatto religioso e implica non solo il rispetto della ricerca che muove l'universo dei credenti e ciascuno di essi, ma il dialogo. Un dialogo fondato sull'esercizio non dogmatico della ragione, sulla sua naturale attitudine a interrogarsi e ad aprirsi».BR