Quando Riboldi scriveva ad Angelini

b PAVIA./b bUn carteggio inedito tra Cesare Angelini e Leopoldo Riboldi verrà presentato oggi in università dal dottorando Matteo Poletti in occasione del convegno dell'Archivio Italiano Tradizione Epistolare In Rete. Presso il Fondo Manoscritti sono conservate un centinaio di lettere datate tra il 1924 e il 1966 scritte da Riboldi all'amico. Nella lettera del 22 agosto 1940 il tono è commosso: «Mi viene adesso nei precordii uno struggimento degli azzurrini stagni attorno al nostro luccicante Ticino... Ma salutami [...] l'austero pinnacolo di San Teodoro o per dolcezza di cuore una tomba che mi è cara o l'aureo sembiante del tuo San Michele».BR /b Quella del 9 novembre 1964 prende invece spunto dal 'Viaggio in Pavia" scritto da Cesare Angelini: Che via o che piazza dovrà dedicarti Pavia, o caro Angelini? Per esempio via Menocchio; quella, a mio ricordo, dov'è il Seminario; o piazza del Carmine, dov'è quella facciata che, cosi bella e nuda, è tutta pudore al tramonto [...]. Grazie del mirabile volumetto. Il volto lebbroso di San Michele, alle tue parole miracolose risana; se ne frusti il Regisole, che galoppo prendono cavallo e cavaliere! Ma la gran torre del Duomo aspettava tu ne movessi le campane.BR Spesso il ricordo di Pavia riaffiora con tono commosso, come in questa lettera redatta il 22 agosto 1940: Mi viene adesso nei precordii uno struggimento degli azzurrini stagni attorno al nostro luccicante Ticino... Ma salutami, a castigo di tanto naturalismo, l'austero pinnacolo di San Teodoro o per dolcezza di cuore una tomba che mi è cara o l'aureo sembiante del tuo San Michele.BR Il ricordo della stagione borromaica percorre tutto il carteggio tra i due letterati. Ad esempio, in una lettera che porta la data del 18 luglio del 1931, Leopoldo Riboldi ricorda le conversazioni avute con Cesare Angelini e la poetessa Ada Negri: Ah, che nostalgia d'essere al Borromeo noi tre: Ada, tu ed io; essa nella mia solita poltrona che prende luce dalla finestra alta - luce liquida del giardino, verso sera - tu ed io rannicchiati nello stretto canapè dal cuscino rosso.BR E quando, nel 1939, Cesare Angelini stava per essere nominato rettore del Collegio Borromeo, Leopoldo Riboldi non può che dimostrarsi entusiasta del nuovo incarico: Dunque non a te il Borromeo, ma al Borromeo io auguro il rettore che tu sarai; e sarai tu. Se quel feudo, come tu asserisci, resta idealmente mio, te lo addico! [...] A S. Carlo, che ti chiami, spedisco il tuo elogio per Federico; e dal Padre Eterno mando Manzoni in persona.BR Nella lettera datata Pasqua del 1962 infine, Leopoldo Riboldi sottolinea la comunanza di intenti e azioni con il caro amico Angelini, consegnando la loro esperienza di rettori alla speciale autorità del grande Manzoni: Or ti ringrazio della mezz'ora regalatami ieri l'altro: mi riportavi al nostro «studio» del Borromeo rallegrato da tutte quelle rose curiose alla finestra. Altri potrà fare di meglio di noi al Collegio, non capirlo più di noi - diciamolo - non averlo più di noi reso al gusto di don Lisander, se non del beato Contardo. Del resto, una nostra Santità, l'abbiamo pur anche noi. b(a. ghez.)BR /b