Alberto, un appello ai Poggi
bGARLASCO. /b«Vorrei parlare con i genitori di Chiara. Frequentare ancora la casa di via Pascoli come ho fatto per quattro anni. E condividere il loro dolore, che è anche il mio». Alberto Stasi, 25 anni, parla solo attraverso i suoi legali. E' l'avvocato Giuseppe Colli a trasmettere il desiderio più grande del ragazzo. Insieme a quello, come Alberto ripete da più di un anno tramite il collegio di difesa, di essere prosciolto dalle accuse. Mentre ormai da giorni è dato per scontato un avviso di chiusura dell'indagine. «Ma Alberto sa che prima della fine dell'inchiesta è molto difficile incontrare la famiglia di Chiara». Anche per questo, «spera finisca presto l'incubo che va avanti da quasi 14 mesi: lo credono colpevole di un atto orribile, mentre lui è innocente», dice una volta di più l'avvocato Colli. «In questi giorni è davvero molto teso, come si può immaginare». Davanti alla speranza di Alberto di rivedere i Poggi, la mamma di Chiara oppone la solita, gentile ma ferma risposta: «Non ne voglio neanche parlare. Non me le fate proprio domande di questo genere». Non li si vede più insieme dalla prima domenica di settembre 2007, quando Alberto era andato al cimitero di Pieve Albignola - dove Chiara è sepolta - con la famiglia della fidanzata. Lo aveva chiesto lui, espressamente.BR Poi i rapporti fra i Poggi e gli Stasi si sono interrotti. Non si sono più visti, per quanto almeno si sa. «E di lui non voglio parlare, come dei risultati delle indagini», ha ripetuto spesso Rita Poggi. Resta in attesa, con il marito Giuseppe e l'altro figlio Marco, degli ulteriori passi in avanti di una giustizia che dovrebbe darle delle risposte. E trovare presto chi ha ucciso sua figlia, assassinata a 26 anni, spiegando anche perché. Un giorno dopo l'altro, da un paio di settimane si susseguono le indiscrezioni sul giorno - che sarebbe imminente - per la notifica di un avviso di chiusura indagini. Atto che abitualmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, cioé di mandare a processo chi è indagato. Uno sviluppo da non dare per scontato nel caso specifico, sottolineano gli avvocati di Alberto, Giuseppe Colli e il professor Angelo Giarda. «L'avviso di chiusura è dato per certo - commenta Giarda - ma se la procura si prende tutto il tempo possibile per valutare gli atti, forse significa che sceglierà una richiesta di archiviazione». Decisione che per la difesa «sulla base delle risultanze di indagine è l'unica possibile». Ovvero: secondo i legali di Alberto non ci sono riscontri, utilizzabili in un processo, sulla colpevolezza del ragazzo. «In una situazione del genere, in giudizio l'accusa non reggerebbe», dice Giarda. Scadono comunque a fine ottobre i termini per la conclusione del primo anno di indagine, salvo richieste di proroga. (a.m.)BR