A Brescia la panoramica sull'arte del pittore vogherese Gerico
b VOGHERA./b Gerico, 40 anni d'arte. Ha scelto un nome criptico e noto al tempo stesso, di certo evocativo come la sua espressione pittorica. Piero Geri classe 1946 è nato a Somma Lombardo, ma da sempre vive a Voghera. «Mi sento pittore mel senso di una professione vissuta giorno dopo giorno. Cerco di perfezionare in continuazione tecniche e contenuti», spiega Gerico alla vigilia di una importante mostra antologica che si aprirà sabato prossimi alle 18 a Brescia nella sala Santi Filippo e Giacomo, una chiesa sconsacrata trasformata in spazio espositivo nel cuore della città (in via delle Battaglia 61/1). Evento organizzato dall'associazione culturale La Parada con il patrocinio del Comune di Brescia. Al vernissage il professor Fausto Lazzari presenterà la monografia «Itinerari dell'immagine nei labirinti della pittura di Gerico dal 1968 al 2008». Un'opera che mette un punto sul lavoro di Gerico. Una panoramica globale e affascinante su un'artista (perchè di questo si tratta) che ha iniziato a dipingere con tratto pulito e colori scintillanti alla fine degli anni Sessanta. Pittura figurativa solo all'apparenza subito comprensibile, ma dai contenuti complessi, Opere progettate. La casa-studio di Gerico è come un secretaire dell'Ottocento. Ogni cassetto nasconde un segreto. Fogli di appunti, schemi, bozzetti. Gerico prima di dipingere progetta. Studia. Nulla è lasciato al caso. Non c'è creazione esplosiva e incontrollata. I colori e le forme seguono regole. La sfida è più difficile, impegnativa. Ma i codici di Gerico raccontasno di un pittore-artista che non si accontenta di ciò che vede. Anzi ciò che vedi è un artificio frutto di «immaginazione razionale». Nei suo cicli si rivede questa fatica di pensare prima di colorare. Dal rapporto uomo-macchina degli anni Settanta (culminato con una antologica alla Galleria Rotta di Genova) al «museo vivo» degli anni Ottanta in cui Gerico, anticipatore di ciò che sarà il dominio dei reality tv, pone entro immaginari set televisivi i capolavori del passato (I bari del Caravaggio, La scuola di Atene di Raffaello, La veduta di Delft di Vermeer). Ma Gerico non si ferma. Avanza. Le sue nature morte, cosi metafisicamente reali perchè studiate nel suo laboratorio creativo, sfondano nelle gallerie francesi e italiane. Gerico non si ferma. Studia la Vita Nova di Dante e le Metamorfosi di Ovidio. Entra nei gangli dei miti classici per offrire una raffigurazione che sa d'antico e d'avanguardia al tempo stesso. Per la personale di Brescia Gerico ha in copertina la sua ultima opera: «Il mito di Deaiainira» che narra dell'amore tra il centauro Nesso e Daianira consorte di Ercole. Il centauro in fuga con la donna viene trafitto dall'eroe. Gerico narra il mito calandolo nell'ansia di conoscenza dell'uomo moderno. La sfida è quella di sempre. Stupire con il pensiero. (f. g.)BR