Camorrista evaso, prima condanna
b PAVIA./bb Una condanna e un'assoluzione. Si è chiuso con questo esito il primo capitolo del processo relativo all'evasione dal carcere di Torre del Gallo di Giancarlo Gallucci, il camorrista 30enne che ad agosto dello scorso anno riusci a fuggire mescolandosi ai parenti dei detenuti. La condanna, a sei mesi, è scattata per il cugino di Gallucci, Massimo Paolillo, 40 anni. Secondo l'accusa, e il giudice che lo ha condannato, avrebbe procurato l'evasione, accompagnando il 'fuggiasco" con la sua auto fino alla stazione ferroviaria di Piacenza, dove la fuga era stata poi interrotta dai poliziotti. Assolta, invece, Anna Milano, 33 anni, moglie del detenuto. Entrambi sono difesi dall'avvocato Giorgio Rusconi. Che, al termine dell'audienza dell'altra mattina, ha dichiarato: «Il caso merita un approfondimento in appello».BR /b Per il legale la sentenza, di cui si attendono le motivazioni, è contraddetta da alcuni dettagli dell'evasione. In particolare il fatto che Paolillo, che attendeva l'uscita della moglie e del figlio di Gallucci nel cortile del carcere, avrebbe invece visto uscire il cugino. Gallucci gli avrebbe chiesto di portarlo via. E per convincerlo avrebbe usato la minaccia. «Ricordati che hai una moglie e due figli», è stata la frase sottolineata dall'avvocato Rusconi nella sua arringa. Frase, si presume, pronunciata da Gallucci all'indirizzo del parente.BR Paolillo, quindi, non avrebbe contribuito in alcun modo a quell'evasione, perché obbligato da Gallucci (una persona le cui minacce potevano incutere una certa paura) a mettere in moto la macchina e ad accompagnarlo fino a Piacenza. Per la difesa, quindi, dietro quella fuga non c'era alcun piano. Tantomeno ordito insieme al cugino o alla moglie.BR L'evasione, per il legale difensore, era maturata in maniera del tutto casuale, favorita da una serie di circostanze: il telefono che quel giorno non funzionava, il cambio di turno degli agenti (che non avevano riconosciuto in un detenuto sottoposto a un regime di massima sorveglianza l'uomo che si allontanava dal carcere), il fatto che il bagno attiguo alla sala colloqui fosse guasto e per questo Gallucci, con la scusa di dover andare alla toilette, aveva potuto attraversare il cortile, dove si trovavano gli altri servizi, senza problemi. Particolari che però non hanno convinto il giudice. Almeno per quanto riguarda Paolillo. L'assoluzione, invece, è arrivata per la moglie del detenuto: si presume non fosse a conoscenza delle intenzioni del marito.BR