Localizzata e circondata la prigione
bROMA. /bbLa prigione è stata localizzata al confine tra Sudan e Libia e l'area è stata circondata, ma al momento sono esclusi blitz per non mettere a rischio l'incolumità degli ostaggi, che comunque «sono illesi e in buone condizioni di salute». Si tratta ancora per il rilascio degli 11 turisti europei (5 torinesi, altrettanti tedeschi e una romena) e i loro 8 accompagnatori egiziani rapiti venerdi scorso nella Valle delle Acacie, nel deserto sahariano tra Sudan, Libano e Egitto. Intanto dopo il «giallo» della liberazione annunciata e poi smentita, la Farnesina chiede il silenzio stampa.BR /b «Si trovano nella terra di nessuno tra il confine sudanese, egiziano e libico - ha detto ieri il sottosegretario sudanese agli Esteri, Boutros Sadiq - nell'area di Jebel Uweinat. La loro posizione è stata individuata, ma la sicurezza degli ostaggi è una priorità assoluta: non vogliamo un'operazione in cui si corra il rischio che rimangano feriti». E su questo aspetto premono anche i governi italiano, tedesco e romeno.BR Escluso il blitz, le forze sudanesi hanno comunque ieri circondato un'area vicina alla montagna di Gebel Uwainat, circa 25 chilometri all'interno del territorio sudanese, dove hanno localizzato la carovana. «Si muovono zig-zagando - ha spiegato un alto funzionario del ministero degli Esteri sudanese - al confine più vicino al versante libico che a quello sudanese».BR E mentre i rappresentanti dei due principali movimenti di ribelli del Darfur hanno negato di aver alcuna responsabilità nel rapimento, il ministro del Turismo egiziano, Zuhair Garana, ha intanto assicurato che «gli ostaggi sono illesi, in condizioni di salute molto buone, con cibo e acqua a sufficienza» e che «non sono stati trattati male e non risulta che la loro vita subisca alcuna minaccia».BR In precedenza fonti di stampa avevano invece riferito che durante una telefonata alla moglie di uno dei rapiti (l'organizzatore della spedizione Ibrahim AbdelRahim) uno dei sequestratori avrebbe minacciato di uccidere gli ostaggi se ci saranno interventi armati per liberarli o se saranno inviati aerei in ricognizione nella zona del rapimento.BR Sul fronte dei negoziati, il Cairo ha negato di avere contatti diretti con i sequestratori sostenendo che è «Berlino che tratta» e che, ha precisato il ministro Garana, il governo tedesco «è responsabile per tutto ciò che riguarda il riscatto». Come ha confermato l'ambasciatore egiziano a Roma, Mohamed Ashraf, i rapitori «non sono terroristi», ma perseguono «l'illecito arricchimento». Resta però, in questo clima di annunci e retromarce, l'incertezza sul riscatto preteso: smentita la notizia dei 15 milioni di dollari chiesti per tutti i rapiti, pare che di milioni ne siano stati richiesti 6, ma qualcuno sale fino a otto.BR L'Egitto ha comunque inviato un team di agenti di intelligence in Sudan «per assicurare il rilascio degli ostaggi» e al Cairo è stata intanto creata una task force italo-tedesca che interloquisce costantemente con le autorità egiziane.BR «E' in atto una forte collaborazione fra Farnesina e ministero degli Esteri tedesco, e si continua a lavorare per un esito positivo della vicenda - ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini - non credo che siano al momento previste o prevedibili iniziative che possano mettere a repentaglio la vita dei turisti». Intanto il ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto da New York il silenzio stampa sulla vicenda perchè «tutto quello che è uscito nelle ultime ore ha creato solo complicazioni e difficoltà».BR