L'appello di Sacconi «E' l'ultimo slot, pensateci»

bROMA. /bPrima minaccioso poi ottimista Maurizio Sacconi, il ministro del Lavoro che cerca di chiudere la vicenda Alitalia. Di buon mattino arriva l'avvertimento ai sindacati: questa intesa con Cai è «l'ultimo slot per il decollo di Alitalia».BR «Il mio augurio - dice a margine di un seminario della funzione pubblica della Cisl - è che la riunione» convocata a Palazzo Chigi «costituisca la conclusione del negoziato e la premessa concreta per il salvataggio». Per questo, aggiunge il ministro del Lavoro, «non conosco davvero ciò che dirà il dottor Colaninno a nome di tutti gli azionisti, ma faccio sin d'ora un appello, vorrei richiamare tutte le organizzazioni sindacali anche al nuovo clima che in questi giorni si è definitivamente creato nel disvelarsi della profonda crisi globale che può modificare - ha concluso - non solo i prezzi del petrolio, ma anche l'andamento dei consumi». E toglietevi dalla testa altre soluzioni: «Il commissario straordinario di Alitalia mi ha detto di aver parlato con gli amministratori delegati delle grandi compagnie europee che hanno negato ogni possibilità di acquisto di Alitalia confermando solo l'interesse ad una partecipazione di minoranza». In soldoni «né Air France, né Lufthansa né British Airways sono interessate a una proposta di acquisto per Alitalia, ma solo a partecipazioni minoritarie».BR Poi le ultime notizie sugli esuberi, le più delicate. Sono «circa 3.000» i dipendenti di Alitalia che saranno interessati «da provvedimenti di integrazione di reddito e di ricollocamento». Il ministro ha ribadito che il problema del trattamento economico è materia di competenza delle parti, sottolineando che le ipotesi finora sul tavolo «non hanno riguardato una riduzione dei salari effettivi». A parità di salario, ha spiegato, dovrebbe invece corrispondere una maggiore produttività.BR Il Pd, con Anna Finocchiaro, non ci sta, respinge le accuse del governo sul ruolo dei democratici, che vorrebbero far fallire la trattative, e dice: «E' chiaro che ora, di fronte all'unica soluzione rimasta in campo a causa di una evidente scelta della maggioranza che ha avuto solo ragioni politiche e non economiche, l'auspicio è che si trovi un accordo. Ma noi continuiamo a pensare che questa non fosse la strada migliore».BR