Petrolio, prezzi giù e l'Opec riduce la produzione
bMILANO. /bbNei mercati finanziari di tutto il mondo gli occhi sono puntati sul prezzo del petrolio. Il rallentamento di tutte le economie ha portato, e porterà, a un calo della domanda e quindi a un possibile ribasso del prezzo. Per questo, l'altra sera all'improvviso, l'Opec (l'Organizzazione dei paesi produttori) ha deciso un taglio della produzione. La decisione non è piaciuta alla Casa Bianca che l'ha criticata con le parole della portavoce, Dana Perino: «Non siamo certo d'accordo con questa misura». Da Vienna, dove l'Opec si riunisce, arrivano invece le parole di Abdallah Al-Bari.BR /b Il segretario generale del cartello ha spiegato: «Abbiamo tagliato il surplus di produzione per evitare un brusco calo dei prezzi». Il taglio sarà di 520mila barili al giorno. Per dare un'idea della decisione, va detto che i Paesi aderenti all'Opec (ci sono altri produttori che non aderiscono) estraggono 28,8 milioni di bg (barili al giorno). Dunque il «taglio» di 520mila barili non sposterà di molto la situazione. Con 28,8 milioni di bg, praticamente, si torna alla situazione del settembre 2007 quando l'Arabia Saudita, per far fronte alle richieste (e anche allettata dai prezzi in salita) aveva unilateralmente deciso di aumentare l'estrazione di greggio. La decisione, va detto, giunge a sorpresa perché solo il giorno prima, il presidente dell'Opec, l'algerino Chakib Khelil, aveva giudicato il taglio non necessario. Queste parole avevano fatto scendere il Brent (il petrolio estratto nel mare del Nord e quotato alla Borsa di Londra) sotto i 100 dollari al barile. Invece il taglio deciso all'improvviso ha riportato il Brent a 102 dollari e il greggio trattato a New York oltre i 104 dollari. Ma questo succedeva ieri mattina perché, con il passare delle ore, il prezzo ha ripreso la sua discesa, tanto che ieri sera era a quota 102,88, in ribasso dello 0,37% sul giorno precedente. «Scenderà a 80-90 dollari al barile - dice Marco Annunziata, capo economista di Unicredit - perché i prezzi della scorsa estate erano gonfiati dalla speculazione finanziaria. Ora, invece, i prezzi delle materie prime stanno scendendo e per questo l'Opec si trova costretto a intervenire per impedire un'ulteriore, forte, discesa dei prezzi guidata dal rallentamento economico globale». Immediate le ripercussioni anche in Italia. Per Federpetroli, l'associazione internazionale del settore, «non sarà certo un taglio di 520mila bg a far scendere o salire il prezzo del greggio». La riunione dell'Opec ha visto ha visto l'Indonesia abbandonare l'organizzazione (perché, con l'aumento dei consumi interni, da esportatore è diventato un Paese importatore) e Federpetroli commenta: «Questo cambia lo scenario. Era già successo con la Cina. Però nell'Opec sono entrate Ecuador e Angola, due paesi con alte riserve di greggio». Sul prezzo della benzina scende in campo la Federconsumatori: «Il prezzo del petrolio è tornato a 104 dollari, come a febbraio-marzo, quando la benzina costava 1,36-1,38 euro al litro. E' vero, si è rafforzato anche il dollaro, di circa il 6%, ma fatti i conti la benzina dovrebbe costare 1,40 euro al litro e non 1,46 o 1,49, come vediamo in questi giorni. Urgono interventi». Il Codacons teme nuovi rincari dovuti proprio all'ultima decisione dell'Opec. (g.f.)BR