Viggiano, scommessa per due Pavia spera nella sua qualità al tiro, lui si gioca tanto

PAVIA. Un «passaportato» che sposti gli equilibri. Dopo anni in cui la carta dello straniero con cittadinanza italiana è rimasta nel mazzo, l'Edimes Pavia ha cercato un giocatore in grado di dare contributi tecnici più sostanziosi di un asciugamano roteato in panchina per incoraggiare i compagni. Spera di aver centrato l'obiettivo firmando Jeffrey Donald Viggiano, americano che, grazie ad avi partiti dal Piemonte, riceverà presto il passaporto tricolore. Ala del Connecticut, ottimo atleta, uscito dalla prestigiosa UMass University, sbarca a Pavia già svezzato al basket continentale grazie ai trascorsi in Svezia e Ungheria. Salieri vuol utilizzare il suo tiro e i suoi fondamentali da esterno per aggiungere qualità in posto quattro. Jeff sa di giocarsi a Pavia una chance decisiva per costruirsi una carriera europea a certi livelli. Ed è fermamente deciso a non bruciarsela. Viggiano e l'Italia. Un sogno che si realizza? «Di italiano, per il momento ho solo il cognome, visto che non parlo una parola nella vostra lingua. Certo, da quando ho cominciato a giocare da professionista ho sempre sperato di arrivare in Italia. Mi piace la pallacanestro che si gioca qui e mi piace la gente. La trovo molto gentile e disponibile». Coach Salieri ricercherà pallacanestro aggressiva e da corsa. Ha già sperimentato qualcosa di simile in Europa? «Si, dove sono stato (Svezia e Ungheria) si cercava di andare su e giù per il campo al massimo della velocità. Ma anche negli anni del college ho sempre giocato in squadre che mettevano grande pressione sulla palla». Ci fa un suo identikit tecnico?«Un giocatore versatile che può fare diverse cose in diversi ruoli. Posso correre in contropiede, ho un buon tiro». Meglio numero tre o quattro? «Non importa. Basta essere utile e dare un'opzione in più alla squadra». Ha grandi mezzi atletici ma finora ha mostrato solo il tiro. Attendiamo l'uno contro uno. «Arriverà. Quando le gambe saranno meno stanche. In realtà mi piace più attaccare il canestro che tirare da fuori ma, come ala forte, sono marcato da lunghi che mi concedono spazio e quindi ho tirato più che cercare la penetrazione». Le verrà chiesta una mano a rimbalzo. «So che dovrò diventare più aggressivo e duro, soprattutto a rimbalzo difensivo contro giocatori più grandi di me. Ci sto lavorando. Non siamo una squadra altissima, servirà il contributo di tutti». Come spende le giornate quando non è in palestra? «Adesso cerco di girare per conoscere la città. Poi gioco ai videogame, navigo in internet e guardo sport in tv. Quando sono a casa passo molto tempo in spiaggia, mi piace anche il golf. Non sono granché anche se, quando posso, mi capita di giocarci anche quattro volte la settimana». Paolo Rappoccio