Rossi, niente calcoli: «In pista per vincere»

b MISANO (Rimini). /bbLa coppa del vincitore è sul bancone del bar di Tavullia, per la 68ª volta da quando Valentino Rossi corre in MotoGp, su case e balconi sventolano le bandiere gialle col numero 46 blu. Ma più di quei vessilli, che sembrano coriandoli gettati sulla riviera adriatica dai tetti della collina del pesarese, sventola la bandiera del re folletto sulla classe regina del Motomondiale.BR /b Perché, dopo il successo propiziato dalla seconda scivolata consecutiva di Casey Stoner, l'australiano della Ducati è precipitato a quota meno 75 punti da Rossi quando mancano solo cinque gare al sipario della stagione. Rossi fagocita record, tanto da aver raggiunto per numero di successi nella classe regina persino il mitico Giacomo Agostini, il 15 volte iridato e campionissimo di sempre, ma non vive mai di numeri. Eppure, anche se ha spergiurato che non vestirà mai e poi mai i panni del ragioniere, se Stoner dovesse vincere tutte le restanti prove iridate a Rossi basterebbe piazzarsi quattro volte sesto e una volta quinto per aggiudicarsi il titolo mondiale della MotoGp. Ma per uno come lui, che non fa giochi di parole e a chi glielo chiede risponde chiaramente che «il secondo posto è da 'sfigati"...» e che «un pilota non scende mai in pista per arrivare secondo», è chiaro che la parola strategia non esiste.BR Stoner e la Ducati sembravano imbattibili. «Penso che la gara chiave sia stata quella degli Usa. La Ducati sembrava tornata imbattibile e Stoner ha vinto a raffica tre gare a Donington, Assen e Sachsenring. Li ho avuto paura. A Laguina Seca sono riuscito a fermarlo». E, da quel momento in poi, Stoner non è più riuscito a vincere.BR