Elettricità dai rifiuti degli animali, una realtà

b COSTA DE' NOBILI./bb Produrre energia elettrica da fonti rinnovabili. Accade all'estero e ora accade anche in Italia, nelle province di Pavia e di Lodi che detengono primati interessanti in questo settore. Elettricità generata con impianti di biogas, ma non si tratta di quelli tradizionali, costruiti negli anni settanta grazie a una pioggia di contributi, molti dei quali sono stati chiusi ben presto perché era scarsa la quantità di energia ottenuta. Si tratta di impianti concepiti con criteri moderni che consentono di ottimizzare l'efficienza produttiva. Coraggio e spirito innovativo: sono gli elementi che hanno determinato le scelte imprenditoriali di alcuni agricoltori e allevatori, partendo dal Pavese e dal Lodigiano, per arrivare in Lomellina e in alto Oltrepo.BR /b Ma non basta l'attenzione per l'ambiente e la convinzione dell'importanza del più piccolo contributo per migliorarlo. Sono necessari soprattutto consistenti investimenti.BR Si parla di milioni di euro a seconda del tipo di impianto adottato.b Marco Zanotti/b è stato tra i primi in Italia e nella nostra provincia a produrre elettricità da fonti rinnovabili. «Abbiamo iniziato nel 2000 con strutture industriali che consentivano di generare energia con la fermentazione di liquame suino, - spiega l'imprenditore dib Costa de' Nobili/b - povero di sostanze organiche e quindi con poca resa, per cui abbiamo arricchito la materia base con biomasse agricole, come insilati di mais, orzo e sorgo, provenienti dalle nostre coltivazioni».BR Nel 2005 ha realizzato l'impianto costruito a Costa che produce 600 kilowatt, elettricità utilizzata dalla stessa azienda agricola, di cui solo una parte residua viene ceduta all'Enel. A fine settembre dovrebbe partire il secondo impianto da un megawatt di potenza, dimensioni che consentono di venderne una buona quantità.BR Un impianto di questo tipo si trova anche a bCarbonara al Ticino/b, voluto da un altro imprenditore agricolo, Roberto Bosia.BR Tra i primi in Italia anche un allevatore dib Valera Fratta/b, Giuliano Toninelli. «Durante un viaggio di lavoro in Germania - racconta l'imprenditore lodigiano - avevo notato che nei numerosi impianti tedeschi veniva adottata la tecnica dell'arricchimento con biomasse agricole, ho pensato di trasferire in Italia questa esperienza positiva e decisamente all'avanguardia». Nel 2004 ha realizzato il progetto e nel 2005 ha avviato l'impianto di un megawatt di potenza. Nel gennaio di quest'anno ha terminato di costruire un secondo centro che produce 800 kilowatt di energia a Villanova del Sillaro, a pochi chilometri da San Colombano. Sono necessari cinquemila suini da ingrasso e 150 ettari di terreno coltivato per consentire la produzione di un megawatt di corrente elettrica.BR L'investimento necessario per realizzare questo tipo di impianto è di circa quattro milioni di euro e si può contare su un contributo pari al trenta per cento, stanziato a fondo perduto dal Piano di sviluppo rurale della Regione Lombardia. Numeri importanti che non sono confortati da un'adeguata incentivazione economica.BR Proprio quest'anno infatti s'è abbassato di molto il valore dei certificati verdi, titoli che vengono rilasciati a questi produttori, e che ora non consentono di coprire i costi di produzione.b Cesare Pollini/b invece è stato il primo in Italia a realizzare un impianto di biogas a secco.BR Nella sua azienda ab Gambarana/b, dal luglio 2007 produce energia elettrica solo con biomasse agricole. «Per la prima volta - spiega l'agricoltore lomellino - si genera corrente senza liquame ma con trinciato di loietto, mais e sorgo, coltivati nei nostri campi».BR Per produrre 500 kilowatt all'ora ci vogliono circa 300 quintali al giorno di trinciato. «Sono necessari - continua Pollini - 520 ettari di terreno per un impianto del genere». Un altro primato, questa volta provinciale, in alto Oltrepo, a bCegni/b, dove entro dicembre 2008 partirà un centro di cogenerazione alimentato con legname e voluto dai soci di una cooperativa agricola della zona. Produrrà 300 kilowatt all'ora. «Il progetto è arrivato primo ad un concorso regionale - raccontab Giancarlo Zanocco/b, uno dei tecnici che ha realizzato l'impianto - l'investimento è di un milione e mezzo di euro, una cifra consistente, ma si è voluto rischiare per utilizzare e valorizzare risorse economiche locali».BR Insomma una speranza per la debole economia della zona: diradare progressivamente i boschi di resinose che servirebbero a produrre energia elettrica, mantenendo le latifoglie.BR bStefania Prato /b