Quando i più deboli sono i lavoratori
b PAVIA./b Si occupano delle persone più deboli, ma sono pagate cosi poco da avere anche loro bisogno di assistenza. Soprattutto se vivono sole. Sono le educatrici delle cooperative che si occupano dei circa 90 disabili dei tre Centri diurni (Cdd) di Pavia.BR Donne il cui stipendio è di 950 euro al mese anche se lavorano 36 ore a settimana, in pratica un part-time a cui mancano solo due ore per diventare tempo pieno. Le loro colleghe comunali hanno gli stessi compiti, ma prendono anche 300 euro in più e sono assunte a tempo indeterminato. «Lavoriamo undici mesi l'anno, ma non maturiamo mai abbastanza giorni di ferie per farci pagare il mese di riposo. I nostri contributi previdenziali sono cosi bassi che avremo pensioni da fame - spiega una educatrice dei Cdd che ha chiesto l'anonimato - . Tra di noi c'è anche chi vuole chiedere una casa popolare al Comune, o almeno un aiuto per pagare le bollette, perché lo stipendio non basta. Le cose non vanno meglio per i disabili, perché della loro formazione a politici e famiglie interessa poco, l'unica cosa che conta è che ci sia qualcuno ad assisterli».BR «Ci sono educatrici che lavorano da anni nella stessa struttura, una di quelle che il Comune dà in appalto, e che hanno cambiato più cooperative perché chi è subentrato ha assunto il personale che già c'era. A ogni passaggio però si perde il diritto agli scatti di anzianità - spiega l'educatrice -. Qualcuno dirà che almeno abbiamo conservato il posto, ma non è automatico, tanto è vero che nell'ultimo cambio due di noi non sono state confermate, e una faceva attività sindacale».BR Le educatrici hanno spesso lauree in materie umanistiche. «Si entra nelle cooperative per fare esperienza e poi spesso non trovi alternative per andartene, ma in fondo la cooperativa fa quel che la legge le permette - dice la donna -. Io critico semmai il Comune che a parole dà in appalto il servizio, ma in realtà continua a gestirlo autonomamente, solo che utilizza personale esterno, perché cosi lo paga di meno. Il coordinatore è un dipendente del Comune che può lamentarsi con il mio superiore e convincerlo a spostarmi, il che per me significherebbe perdere il lavoro perché la cooperativa non ha altri posti da propormi».BR In queste cooperative il singolo ha poche possibilità di manovra. «Per diventare socia ho pagato qualche decina di euro, ma io gli altri soci non li conosco, so solo che siamo tanti. E' sempre il consiglio d'amministrazione che decide - dice l'educatrice -. Quel che so è che maturiamo una pensione ridicola. Un'Asa (ausiliare socio-assistenziale, ndr) che ha 60 anni ci andrà tra poco e prenderà 700 euro, ma solo perché ha lavorato anche in fabbrica».BR Dopo l'ultima legge regionale gli educatori devono anche occuparsi di un numero maggiore di disabili rispetto a prima. «La Regione ha previsto che nei Cdd debbano esserci anche la psichiatra, la musicoterapeuta, la fisioterapista e l'infermiera professionale, ma i soldi sono sempre quelli per cui la cooperativa ha rinunciato a delle educatrici per pagarli. Di tutte queste figure però l'unica sempre presente è l'educatrice perché gli altri vengono una volta a settimana o più di rado ancora».BR E i disabili? «I progetti educativi ci sono, ma in realtà la nostra attività prevalente è la custodia - dice -. I politici si riempiono la bocca dicendo che mettono a disposizione dei disabili operatori laureati, ma non ci pagano per quello che valiamo. A noi invece ricordano ogni volta che fare l'educatore è una missione, ma è solo una scusa per pagarci poco». (cla.mal)BR