E' morto Lepore, il volto della Pavia laica

b PAVIA./b bFino all'ultimo ha pensato alla sua città. Ancora tre giorni fa a suo figlio ha confidato che gli stava a cuore sapere quale sarebbe stata la destinazione del castello di Mirabello. Angelo Lepore è morto ieri notte all'età di 68 anni. Una vita trascorsa in politica e in banca, dove era dirigente, una vita votata agli ideali. Al Partito repubblicano, con il quale ha percorso un buon tratto di strada, e alla cultura. Prima di tutto il Fraschini. Lepore, malato da due anni, si è spento alla clinica Maugeri. Lascia la moglie Teresita, 70 anni, e i figli Paolo e Maria Teresa. La scomparsa di Lepore ha lasciato dolore. Sono molte le testimonianze di cordoglio che in queste ore giungono alla famiglia. I funerali saranno celebrati domani alle 11 nella chiesa di S. Primo.BR /b Quasi trent'anni in consiglio comunale per il Partito repubblicano. La prima passione di Lepore, che aveva mostrato tutto il suo orgoglio nell'atto di farsi fotografare con Giovanni Spadolini. Il suo impegno civico è nato nel '72, e non è cessato quando Giorgio La Malfa ha deciso al congresso di supportare Forza Italia. Lepore, in quella occasione, era passato al Movimento dei repubblicani europei di Luciana Sbarbati, e quindi nell'Ulivo. E' stato segretario provinciale e consigliere comunale. Nel 1993, sempre per il Pri, è stato anche candidato sindaco.BR Pendolare a Milano, Lepore lavorava nella centrale di 'Bancaintesa", in piazza Scala. Nel tempo era diventato direttore centrale. Per 20 anni, dalla sua casa di via Foscolo aveva raggiunto il capoluogo lombardo: fino al'98, quando era andato in pensione.BR La seconda grande passione di Lepore era il Fraschini, per il quale era nel consiglio di amministrazione. Amava la cultura. «Faceva parte di diverse associazioni storiche di Pavia - spiega il figlio Paolo -. Parlo, ad esempio, della Società pavese di storia patria. Era un mazziniano convinto, impegnato sino all'ultimo nelle tematiche politiche e culturali della sua città. Ha connotato la sua attività politica di un forte senso civico».BR «Ero in profonda sintonia con mio padre - prosegue il figlio -. Spesso discutavamo di politica. Era un uomo connotato da un profondo senso etico della vita. Aveva un'acuta intelligenza, ma anche una naturale propensione a cogliere il meglio delle persone. La sua idea era che il comportamento di ognuno, le scelte, dovessero necessariamente essere filtrate da un giudizio etico». «Anche nell'ultimo giorno di vita non ha mancato di interessarsi alle problematiche di Pavia - conclude Paolo Lepore -. Oltre al castello di Mirabello, gli stavano a cuore il Museo del risorgimento e il problema dell'utilizzo del Broletto. Spesso mi diceva che il Fraschini lo aveva gratificato».BR