Pazienti controllati con i video

b PAVIA/b Un paziente in coma per un trauma cranico nel 1947 aveva pochissime chance di sopravvivenza. Oggi la speranza di vita sale al 70% e se l'assistenza medica è adeguata la percentuale può anche migliorare.BR Non serve che uno studio inglese, uscito di recente, racconti questi dati. All'Unità di Risveglio della fondazione Maugeri questa consapevolezza è ben radicata.BR Per il recupero di pazienti in coma, con gravi lesioni cerebrali, mette in campo da qualche anno nuove strategie. E ora si prepara a percorrere strade sperimentali insieme ad altri due partner pavesi, le fondazioni San Matteo e Mondino. Un progetto ambizioso, che parte dai primi timidi successi inglesi e americani. E che in Italia - su iniziativa della direzione scientifica del San Matteo - vede la rete sanitaria pavese fare da pioniere.BR L'Unità di Risveglio, terzo protagonista del progetto Cortical Activation By Thalamic Stimulation (Cats), attende che si concludano le valutazioni del Comitato Etico centrale della Maugeri, prima di «poter dar corso, attraverso un'approfondita valutazione clinica, all'eleggibilità dei pazienti allo studio» spiegano in fondazione. Pazienti in stato vegetativo, nei quali gli occhi aperti, il respiro autonomo, la capacità di deglutire non significano che siano coscienti. E uno sbadiglio non è sintomo di sonno. Sono solo reazioni non intenzionali. E poi pazienti in stato di minima coscienza dove c'è invece un barlume di reattività.BR «In questi pazienti si cercherà di stimolare una reazione agli input provenienti dall'ambiente esterno, utilizzando degli eletrodi collegati al talamo, area del cervello deputata all'emotività» spiega il professor Carlo Alberto Redi, direttore scientifico del San Matteo e promotore del progetto.BR Un rigore necessario quello che la Maugeri sta seguendo nell'iter di adesione al progetto. Il ruolo della struttura sarà infatti centrale.BR L'Unità ospita 18 posti letto, che hanno accolto negli ultimi 3 anni oltre 151 persone provenienti dalle rianimazioni e dalle neurochirurgie ancora in coma: 49 si sono risvegliate, iniziando un percorso di neuro-riabilitazione dedicato, 64 sono morte, 30 hanno trovato posto nelle strutture definitive dedicate alla lungodegenza e solo 8 sono state portate a casa.BR «La funzione dell'Unità di Risveglio - spiega la dottoressa Caterina Pistarini, responsabile del reparto - vuole essere quella di assistere con modalità diverse e di stimolare intensivamente il recupero nutrizionale, motorio, cognitivo, relazionale e occupazionale di questi pazienti. Non esistono test che rivelino una progressione nel decorso clinico e il giudizio sui progressi cognitivo comportamentali dipende solo dall'osservazione del comportamento del paziente, che può essere spontaneo o come risposta ad uno stimolo, ad un evento o solo per coincidenza».BR Ogni letto è videosorvegliato grazie ad una rete wireless attraverso due telecamere a colori che inquadrano il paziente e l'ambiente. Una tecnica di nuovo utilizzo prevede un'apparecchiatura che registra contemporaneamente i movimenti del paziente collegandoli ad una modificazione dell'attività cerebrale.BR Tecnologie che affiancano le terapie tradizionali già utilizzate. Perché l'obiettivo è comunque quello di strappare questi pazienti a uno stato di incoscienza. A piccoli passi, con prudenza, valuntando i rischi e i benefici. E i medici inseguono questo obiettivo, mitigandolo con le aspettative dei familiari. «Chi ha un parente in coma a causa di un grave trauma con compromissione cerebrale all'inizio è già felice per il solo fatto che sopravviva - spiega Caterina Pistarini -. Ma è inevitabile sperare in un recupero. Ci vuole del tempo prima di adattarsi all'idea dell'irreversibilità». (m.g.p.)BR