Cubano picchia l'arbitro

bPECHINO./b Prima contesta verbalmente il risultato dell'arbitro poi, non contento, lo colpisce con un calcio al volto, ferendolo al labbro. E' successo tutto in pochi attimi, sul tatami, nell'incontro di taekwondo, per la medaglia di bronzo, tra il lottatore cubano Angel Valodia Matos e il kazako Arman Chilmanov. Un gesto, che è costato la squalifica a vita del lottatore cubano. Matos e il suo allenatore stavano discutendo con l'arbitro, lo svedese Chakir Chelbat, contestando la decisione di dichiarare la sconfitta dell'atleta dopo che questi era stato a lungo al teppeto, sottoposto alle cure mediche, per un colpo ricevuto al dito del piede destro. Tutto a un tratto l'atleta ha sferrato un calcio in testa al giudice e, non contento quando sul tatami sono intervenuti anche altri giudici per sedare la rissa, Matos ha colpito persino la giudice spagnola Carmen Navarro Ingles.BR Il giudice, spiega l'avversario kazako Chilmanov, aveva contestato a Matos il fatto che aveva impiegato più di un minuto per riprendersi: «Non è possibile e l'arbitro mi ha dichiarato vincitore» e comunque «non è comportamento sportivo». Prima dell'interruzione per le cure mediche, Matos vinceva 3-2 al secondo assalto. Poi, lui e il suo allenatore si sono avvicinati all'arbitro per contestarne il giudizio, ma questi li ha ignorati. Sono volate parole grosse e poi il calcio. Trentuno anni, campione olimpico a Sydney, Matos ora è stato sospeso a vita insieme con il suo allenatore dalla federazione internazionale di taekwondo.BR