«Voglio giustizia, resti in carcere» La rabbia della moglie: ha distrutto tutto ciò che avevo di bello

VOGHERA. «L'hanno arrestato? Finalmente c'è un po' di giustizia in Italia. Niente e nessuno, ormai, potrà restituirmi mio marito: ma quell'uomo dovrà pagare per il male che mi ha fatto. Ha distrutto la mia famiglia, deve restare in prigione». Ignazia è la moglie di Vittorio Miceli, morto in un incidente stradale a Santa Giuletta mercoledi 13 agosto (vedi articolo qui sopra). Da parecchi giorni, ormai, la donna ha finito le lacrime che poteva piangere. «Certo che sono contenta del fatto che la Polizia stradale lo ha arrestato — prosegue la vedova — Anche se è una magra consolazione non potevo sopportare l'idea che quell'uomo potesse andarsene in giro tranquillamente, come se niente fosse, dopo avere strappato dalla mia vita l'uomo che amavo. Mio marito è morto; il suo amico Fabio Barbieri, che era alla guida dell'auto, è in coma all'ospedale di Pavia e non si è ancora svegliato; quello che li ha tamponati e gettati fuori strada, invece, è rimasto quasi illeso e ha fatto solo due giorni di ospedale. L'arresto da parte della polizia è l'unica cosa giusta che poteva accadere». Milazzo è stato arrestato perchè si era messo alla guida nonostante fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. «La cosa non mi meraviglia — prosegue la donna — Subito dopo l'incidente avevamo sentito dire che c'era qualche sospetto in questa direzione. Ora però c'è la conferma: quel tizio ha sbagliato ed è giusto che ora debba pagare». Lei e suo marito eravate molto legati? «Moltissimo, anche se non avevamo figli ed eravamo sposati solo da sei anni. Il mio mondo, la mia famiglia, era solo lui». E adesso cosa farà? «Non lo so, è passato cosi poco tempo: non riesco ancora bene a rendermi conto che Vittorio non c'è più, che non tornerà più. Penso sempre che da un momento all'altro potrebbe aprirsi la porta e che potrei rivedermelo davanti: invece non accadrà . Ma anche per i parenti di mio marito è lo stesso, siamo tutti sotto choc». E' rimasta completamente da sola? «No, per ora sono ancora qui a Voghera gli anziani genitori di mio marito, altri suoi fratelli e sorelle, e anche mio fratello. Insieme ad altri parenti che abitano nella zona, mi sono tutti vicini, mi stanno aiutando a sbrigare le varie formalità burocratiche legate alla morte di mio marito. Però per me il futuro è nerissimo. Io sono disoccupata, e i miei parenti hanno fatto tanto ma non possono aiutarmi economicamente. Vivevamo solo con lo stipendio di Vittorio e ci bastava per essere felici, ma ora che lui non c'è più non so dove sbattere la testa. Non ho beni, non ho proprietà, non ho risparmi. Andrò all'Inps per vedere quanti contributi aveva versato mio marito, se mi spetta la pensione di reversibilità: ma nel frattempo non so come pagare l'affitto e le altre bollette. Sono disperata. Avevo una famiglia felice, ora non ho più niente. La morte di Vittorio ha distrutto tutto ciò che avevo di bello al mondo». Si costituirà parte civile, quando ci sarà il processo contro il responsabile dell'incidente? «Penso proprio di si, anche se non ho i soldi per pagarmi un avvocato. Devo fare qualcosa per far valere i miei diritti e soprattutto per fargliela pagare in qualche modo». Come sta Fabio Barbieri, che era con suo marito al momento dell'incidente? «So che è ancora in coma profondo all'ospedale di Pavia, non si è ancora svegliato da quel giorno maledetto. E' un vicino di casa, abitiamo nello stesso palazzo di corso Rosselli. So che ha un bambino di quattro anni: anche la moglie è disperata. Barbieri era molto amico di mio marito Vittorio, spesso lavoravano insieme. Speriamo che almeno lui ce la faccia a superare questo momento». (p.fiz.)