Un cane investito non riguarda nessuno
Nella notte tra lunedi e martedi a Zenevredo nella frazione di Casa Gramegna, sulla via Emilia tra Stradella e Castel San Giovanni, ho trovato un cane investito e immobile sulla striscia bianca... quella centrale che divide le due corsie di marcia.BR Tralascio il fatto che chi l'ha investito l'abbia lasciato li, ferito ed indifeso. Per me la storia inizia dal suo ritrovamento. Il cane inizialmente non sembrava ferito, sembrava riposare beato in mezzo alla strada; notando che ai richiami del clacson non rispondeva, ho accostato la macchina e mi sono avvicinata per farlo spostare, ma non l'ha presa molto bene, ringhiava sofferente, era stato investito! Pensando come prima cosa di farlo spostare sul ciglio ho invitato le macchine che sopraggiungevano a velocità folli (li vige il limite dei 50 km/h) a rallentare lampeggiando con gli abbaglianti e le 4 frecce, ma niente da fare... nessuno, dico nessuno, ha nemmeno tentato di diminuire la velocità... a quel punto in mezzo alla strada, però, c'ero anch'io!BR Non sapendo come muovermi, ho chiamato in aiuto il 112. Un cane, ho pensato, in mezzo alla strada può rappresentare un pericolo anche per gli autisti in giro a quest'ora (forse ho sbagliato pensiero!) l'operatore che ha risposto mi ha cortesemente detto che loro non si occupano di queste cose e che non erano interessati... ho chiamato l'892424 per avere il numero della Clinica di Stradella, perchè l'operatore non mi ha aiutato neanche in quello (è vero il 112 non è un call center!) ma... mi domando, a chi dovevo rivolgermi a mezzanotte per farmi aiutare, per non lasciare morire un cane in mezzo alla strada e per magari cercare di evitare un incidente?BR bSara Metti /bCastel San Giovanni BR BR In ricordo di Bruno CurtiBR scienziato e maestroBR BR Si è spento in questi giorni un concittadino che è stato molto amato da coloro che hanno interagito con lui: Bruno Curti, uno scienziato di cui la nostra città è orgogliosa e che avrebbe potuto dare ancora molto alla scienza. Le sofferenze di Bruno, vissute con grande dignità, hanno avuto come teatro una città semideserta in questo periodo ferragostano, quasi che egli, nella sua straordinaria discrezione, fosse timoroso di disturbare.BR Scienziato di grande talento, formidabile organizzatore nella promozione della ricerca, appassionato e infaticabile formatore di allievi, ha realizzato ricerche e scoperte di grande portata nell'area biochimica. Non solo scienziato, uomo amante di ogni forma di arte, attento e partecipe al dibattito culturale.BR Tutto ciò verrà rammentato e approfondito da molti colleghi. Personalmente, desidero oggi piuttosto ricordare (o solo sussurrare - a lui, alla cara moglie Margherita, ai cari figli Maria Cecilia, Ilaria ed Emanuele, alla cara allieva Maria Antonietta Vanoni - in quanto non amava i toni elogiativi) le qualità umane che lo rendevano unico e amabilissimo, «una delizia del genere umano»: prima fra tutte, la bontà naturale, sorgiva, non ostentata, mantenuta anche nei confronti di eventuali ostilità o cattiverie. Egli si affermò nella sua brillante carriera scientifica e accademica (docente universitario a Pavia e a Milano) sempre e costantemente disarmato di ogni aggressività: le porte gli si aprirono per l'affidabilità che con ogni evidenza la sua cristallina e luminosa personalità emanava, la fiducia che ispirava e ogni suo atto reclamava.BR Posseva una naturale inclinazione ad aiutare i giovani allievi di Scuole estranee alla sua - quelle che in altri ambienti sarebbero state classificate, in modo guardingo, come «in competizione» - quando con intima gioia scopriva talenti da sostenere. Allo stesso modo diede supporto e contributi fondamentali allo sviluppo di Scuole nascenti non appartenenti al proprio filone di ricerca, come avvenne per la nascita della Biologia strutturale in Italia, che gli deve moltissimo.BR Un esempio per i giovani, un esempio per tutti noi: questo desidero sottolineare, nel ripensare un amico e una figura indimenticabili, nel manifestare, insieme ai molti che l'hanno conosciuto, un inconsolabile rimpianto.BR bSandro Coda /bPavia BR BR La situazione alla MerckBR merita un chiarimentoBR BR Caro direttore,BR vorrei precisare la situazione dello stabilimento Merck di Pavia in quanto l'articolo comparso in data 15 agosto crea, a mio parere, qualche elemento di confusione e di ulteriore preoccupazione.BR Gli informatori farmaceutici sono dipendenti Merck della sede di Roma. La cessione del ramo di azienda alla società X Farma è stata concordata in un piano industriale sottoscritto dalle parti a Roma nel novembre del 2007 ma non ha mai interessato i livelli occupazionali dello stabilimento pavese. Le perplessità del sindacato nazionale e locale in merito alla cessione del ramo d'azienda sono state ampiamente espresse nelle sedi opportune.BR Le prospettive di sviluppo a livello mondiale del gruppo Merck che denotano elementi di incertezza continuano ad essere oggetto di un confronto serrato fra le parti sia a livello nazionale che locale.BR Per quanto riguarda lo stabilimento di Pavia dall'aprile 2007 ad oggi c'è stata una riduzione di 75 unità mediante un piano di incentivazione all'esodo su base volontaria.BR Ad oggi non ci sono in essere ulteriori piani di riduzione resta però un forte preoccupazione in merito ai volumi di produzione che si attestano sui livelli del 2005-2006 almeno per tutto il 2009 con un utilizzo troppo limitato degli impianti disponibili.BR Fa comunque piacere notare l'attenzione della stampa locale attorno al nostro stabilimento anche se, come delegata sindacale insieme ai miei colleghi della Rsu e al sindacato provinciale, ci siamo trovati sempre soli a gestire un piano di riduzione complesso in un territorio assolutamente svantaggioso per quel che riguarda l'offerta di posti di lavoro.BR Colgo l'occasione per denunciare l'assoluta assenza delle istituzioni locali (di tutti i colori politici) e della politica locale rispetto alla difficile situazione economico-produttiva del nostro territorio.BR Oltre alla Merck ricordo la Dolma di Belgioioso, lo zuccherificio di Casei Gerola, la Oxon di Mezzana Bigli, il pastificio Liberale di Pavia e da ultima la Cartiera di Voghera ma non ricordo un'iniziativa alcuna del mondo politico provinciale volta a proporre soluzioni percorribili per garantire livelli di occupazione dignitosi nella nostra provincia.BR Il problema dell'assetto produttivo del nostro territorio, che continua ad essere l'emergenza vera di questa provincia, ha bisogno a mio parere di maggiore attenzione e di un impegno nuovo anche sul piano culturale da parte di tutti.BR bPaola Carrera /bRsu Merck Sharp & Dohme stabilimento di Pavia BR BR Le tettoie verdiBR che piacciono a PaviaBR BR Molti pavesi hanno espresso la loro impressione negativa di fronte al progetto, in corso di realizzazione, di una grande tettoia verde in Piazza della Vittoria... tettoia inutile, tettoia ingombrante... «tettoia di stile e proporzioni classiche», rispondono i progettisti.BR Non bisogna però dimenticare che la storia dell'arredo urbano pavese è storia di tettoie verdi, da sempre.BR Quando negli anni Venti dello scorso secolo si decise di demolire la chiesa di Sant'Eusebio, dopo averla trasformata in padiglione «degli incurabili» dell'Ospedale San Matteo, fu scoperta la meravigliosa cripta romanica, esempio unico dell'evoluzione delle capacità costruttive medievali, decorata da meravigliosi affreschi.BR Dietro l'abside della cripta, furono trovate le tombe dei vescovi ariani di Pavia capitale (già, perché quella chiesa era un tempo la Cattedrale della capitale longobarda). Narrano le cronache che uno di quei vescovi, in particolare, era coperto di ricchi ornamenti e paramenti, con oggetti preziosi.BR Si decise di conservare la cripta, sotto un giardinetto, con un ingresso dalla scala a chiocciola, che sembrava la tana della Lupa capitolina.BR Trent'anni dopo, negli anni Sessanta, l'antro sotterraneo non era visitato da nessuno e l'umidità penetrava abbondantemente attraverso le impermeabilizzazioni, rotte dalle radici delle piante del giardinetto (chissà perché a Pavia, città per eccellenza umida, nessuno sa impermeabilizzare bene neppure un terrazzino?).BR Cosi la cripta fu di nuovo liberata dalla terra e fu concepito il progetto di proteggerla sotto un'ampia tettoia: la meravigliosa tettoia dal tetto verde, appoggiata su una parvenza di bunker in cemento armato. Essa fu concepita negli uffici tecnici comunali, «corretta» dalle matite dei membri della Commissione Edilizia comunale e definitivamente realizzata nell'estate del 1968, esattamente quarant'anni fa.BR Quel capolavoro di architettura e di arredo urbano doveva riqualificare Piazza Leonardo da Vinci, e infatti fu prontamente adottato come deposito dei sacchi di rifiuti dalle vicine Poste centrali, e le tombe dei Vescovi furono adottate come orinatoio dai vecchietti incontinenti di passaggio (già, perché nel frattempo era stato demolito anche il vicino vespasiano).BR Gli affreschi furono restaurati e ricollocati nella cripta, aperta a tutti gli sbalzi climatici e agli effetti delle nebbie, che nel giro di pochi anni li fecero definitivamente scomparire.BR Poi, per una decina d'anni, qualcuno abbatté un tratto di cancellata e la cripta divenne un ricovero notturno di drogati. Tutt'oggi, benché l'ambiente sia decorato da due piccoli giochi infantili, non si può certo dire che la tettoia dal tetto verde sia un capolavoro di ambiente museale, anche perché la cripta è visitabile molto raramente: è proprio un arredo urbano «alla pavese».BR Cosi come di «arredo urbano alla pavese» si può ben parlare per il tettoione verde di Piazza Grande.BR Forse un'altra tettoia verde si profila nel futuro del nostro centro urbano: quella che alcuni vorrebbero far costruire a difesa e protezione dei ruderi della Torre civica, ormai dilavati da vent'anni d'intemperie.BR bAlberto Arecchi /bassociazione culturale Liutprand, Pavia