Un film surreale con un cast strordinario

bPAVIA./b Un uomo si affretta. Il suo treno sta partendo, lui corre ma non ce la fa. Il film lo lascia cosi, perplesso, fermo sul marciapiede, e non lo ritrova più. Strano, stranissimo. Ma, del resto, il film di Wes Anderson è pieno di false piste, programmaticamente indeciso, che gioca con lo spettatore una partita bizzarra i cui protagonisti sono tre fratelli che si ritrovano alla morte del padre e decidono di rintracciare la madre. Il loro viaggio, che è ovviamente anche una ricerca di se stessi, è pieno di incontri e deviazioni, illuminazioni che durano un secondo e derive insensate, beatitudini momentanee, accensioni tragiche, disavventure di ogni strampalato genere, dialoghi furbi, situazioni paradossali. E si concluderà con un lancio liberatorio di valigie Vuitton e un improbabile ma sincero ritrovarsi. Ad alcuni Anderson fa antipatia; per altri è l'autore più originale del cinema americano dopo Tim Burton. Questo, sicuramente, è il suo film più bizzarro e crudele, sghembo e atipico, sgangherato e folle, sconquassato e anarcoide proprio come un cartoon, che nella sua stralunata, surreale, demenzialità, nella leggerezza onirica unita ad un'impalpabile malinconia, nello stile pop e visivamente eccentrico, nei quadri viventi colorati in arancioni sovraccarichi e celesti accesi, osa scompaginare le carte del road-movie o del 'brother-movie" all'insegna di un'inesauribile fantasia. Anche con la complicità di un cast straordinario nel disegnare strampalati personaggi che sembrano un po' sotto acido, un po' sotto Prozac. (f. cor.)BR BR IL TRENO PER IL DARJEELING di Wes Anderson, con Adrien Brody, Owen Wilson, Jason Schwartzman. Oggi (ore 21.45) al Chiostro dell'Istituto Vittadini di Pavia.BR