SE IL DOPING REGALA L'ORO
BR BR Aalle Olimpiadi di Pechino, la rassegna sportiva universale che chiama in causa direttamente le grandi potenze, vere e presunte, l'Italia, dall'enorme debito pubblico con annesse inflazione e recessione, si presenta con una megaspedizione: 347 atleti e almeno 100 tra esponenti del Coni, megadirigenti, dirigenti, addetti e, ovviamente, qualche parente più o meno imboscato. Gli atleti al villaggio olimpico; gli altri in alberghi stellari. Non è educato fare i conti in tasca al Coni, a questo ente dall'organico sovradimensionato dai tempi di Pescante (ministro Brunetta dove sei?). Una volta, però, le sue entrate venivano dalla 'mucca" Totocalcio, da qualche lustro è necessario e crescente l'intervento massiccio dello Stato.BR Lo sport rappresenta l'Italia ai massimi livelli ed è giusto, si sostiene, che il governo finanzi. Una medaglia d'oro, d'argento o di bronzo, accresce il prestigio nel mondo! Dopo il lungo duello tra Urss e Usa, ora è la Cina che punta al bottino. Come segno di primato nel mondo, come sipario all'inquinamento mostruoso e ai diritti inesistenti. Ha profuso negli ultimi anni ingenti risorse nel promuovere lo sport, sottoponendo i potenziali ad allenamenti da clausura. Dall'altra parte i grandi sponsor che puntano all'immenso mercato cinese.BR L'antidoping s'annuncia implacabile. Sarà vero? Immaginiamo un grande Paese che torni dalla Cina senza nessuno squalificato per doping e, però, senza medaglie. E' difficile capire se i capi di quella spedizione saranno elogiati e compensati con nuovi finanziamenti o esonerati. Il gran dubbio è che il doping, se porta oro e prestigio e apre nuovi mercati agli sponsor, può trovare maglie larghe nella rete nei controlli. Con buona pace di chi continua a illudersi che lo sport abbia ancora un valore etico.BR