La crisi fa decollare la cassa integrazione

bVIGEVANO. /bbFinché non cambierà la situazione infrastrutturale, l'economia di Vigevano e Lomellina difficilmente potrà contare su uno sviluppo. Lo sostiene Gian Mario Santini, responsabile della Camera del lavoro di Vigevano che, ipotizzando quel che potrà accadere a settembre, alla ripresa delle attività produttive della zona, sottolinea lo svantaggio infrastrutturale cronico di cui soffre quest'area. Svantaggio che accompagna i momenti di crisi, cosi come le fasi di ripresa. «Il secondo trimestre del 2008 - spiega Santini - ha visto un aumento anche del 30-40% delle ore di cassa integrazione ordinaria nelle aziende manifatturiere della Lomellina. La cassa ordinaria si chiede quando c'è stagnazione di attività produttiva e fatturati».BR /b «Si ricorre alla cassa ordinaria nella speranza di una ripresa successiva, altrimenti si richiede la cassa straordinaria. Noi abbiamo il settore calzaturiero e meccanico che soffrono le stesse condizioni di difficoltà del tessile - evidenzia Santini - ma il calzaturiero e il meccanico sono in un ambito di distretto industriale, e hanno potuto accrescere le loro capacità di presenza sul mercato, mentre il tessile è più polverizzato sul territorio e non ha avuto una cultura distrettuale». Non esiste una ricetta uguale per tutti ma, spiega Santini, dalle sabbie mobili sono rimaste fuori o sono uscite le imprese che hanno investito in innovazione tecnologica e sul prodotto di alta qualità. «Credevamo di aver svoltato l'angolo rispetto alla crisi del manifatturiero, perché si è vista una crescita di fatturati che hanno caratterizzato molte aziende vigevanesi e lomelline - spiega il responsabile della Camera del lavoro - Ma il trend si è interrotto nel secondo trimestre 2008, con una contrazione di esportazioni e di fatturati. Va rilevato un problema generale e, cioè, che il governo non ha dato una risposta ai problemi della contrazione dei consumi in Italia, dovuti alla perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni da lavoro dipendente e da pensione». Quindi, le soluzioni, quali possono essere? «Le risposte - afferma Santini - stanno nella capacità delle aziende di attrezzarsi, ma non si può ignorare il quadro generale di un Paese. In Italia va ridata capacità di spesa alle famiglie e un ritorno alla crescita dei consumi: proprio il tessile e il calzaturiero sono due settori, insieme all'alimentare e ai trasporti, in cui si è registrata una contrazione dei consumi».BR Inoltre, aggiunge Santini «va restituto vigore alle politiche infrastrutturali: ad esempio, attorno al casello autostradale di Bereguardo si stanno concentrando parecchi stabilimenti industriali. Ciò testimonia che i ritardi che permangono nell'attrezzare in termini di infrastrutture la Lomellina, verso Malpensa, l'area metropolitana milanese e la nuova area strategica logistica di Novara, rende più difficile mantenere viva l'attenzione degli investitori sul nostro territorio. La Broni-Mortara non c'entra nulla con la direzione dello sviluppo».BR Quindi, a settembre, che situazione si troverà alla riapertura delle attività?BR «Una situazione non facile - risponde il responsabile della Camera del lavoro - ma il problema non è solo settembre. I pochi che hanno deciso di venire a investire nell'area vigevanese e lomellina, lo hanno fatto perché qui esiste una cultura distrettuale e una capacità professionale della manodopera che vale la pena ancora di utilizzare. Ma senza le infrastrutture, un giorno, a quest'area resteranno solo le qualità che, però, non si riusciranno più a spendere adeguatamente».BR d.artioli@laprovinciapavese.itBR