«Mia moglie messa in un'Ape»

BR b PAVIA./b b«Mi si stringeva il cuore e la vergogna mi saliva fino in gola nel vedere il corpo di quella donna gettato su una moto, lo stesso mezzo utilizzato per caricare mattoni, cemento e calcinacci». La donna in questione è Candida Gaietta, morta a 61 anni nel mare di Panarea. La denuncia, invece, arriva dalla presidente dell'associazione 'AmaPanarea", Pina Cincotta. Una denuncia che il marito di Candida, l'avvocato Bernardo Marino, non può che approvare: «E' stato increscioso e disdicevole».BR /b La denuncia arriva dopo il dramma che ha toccato la famiglia Marino. Candida Gaietta si è sentita male mentre faceva il bagno al largo dell'isolotto Lisca Bianca, nelle isole Eolie. E' morta in mezzo ai flutti. Quando si è reso necessario il trasporto al presidio medico, il suo corpo è stato avvolto in un telo color argento e caricato su una Moto Ape. La presidente di 'Amapanarea" spiega indignata come l'ambulanza fornita dalla Protezione civile sia ferma da diverso tempo a Lipari per riparazioni. «Se hai un malore e devi essere trasportato - spiega Cincotto - ti devono buttare su quel pianale come un sacco. E' inaccettabile. Ma di chi è la responsabilità? Chi deve pensare a tutto questo? Un mese fa - conclude la responsabile di Amapanarea - abbiamo fatto un appello al ministro Prestigiacomo, che tanto ama la nostra isola, e siamo ancora in attesa della risposta». All'indignazione della presidente si aggiungono le parole addolorate del marito di Candida, Bernardo Marino. «Sono stato testimone di tutto questo, insieme a molte altre persone - spiega l'avvocato -. Mia moglie è stata messa dentro il cassone dell'Ape, avvolta in un telo. Poi il mezzo ha percorso le stradine di Panarea, fino alla guardia medica. Per lei non c'era niente da fare, ma è stata comunque una cosa incresciosa, sconveniente, che non mi ha fatto certo contento, anche se in quel momento pensavo ad altro, a quello che era successo». Il marito di Candida, sopraffatto dalla disperazione, trova la forza di raccontare. «Eravamo ormeggiati al largo di Lisca Bianca - spiega -. Mia moglie si è tuffata e anch'io ho fatto il bagno con lei, ma poiché avevo un problema alla schiena non riuscivo a nuotare. Cosi candida mi ha aiutato a risalire sulla barca. Candida aveva fatto il giro dello scoglio e da 15 minuti era in acqua. Ma poi mi sono accorto che tardava. Ho visto la signora che nuotava vicino a lei, disperata. Ho chiesto di Candida e lei ha urlato che era morta. Proprio cosi mi ha detto. Mi sono girato e ho visto il corpo di mia moglie galleggiare sull'acqua. L'abbiamo tirata su, in barca, e abbiamo chiesto aiuto. Escludo la congestione: Candida aveva mangiato poco, solo un arancino, e soprattutto si è sentita male dopo almeno un quarto d'ora che era in acqua». Momenti drammatici. «Abbiamo raggiunto la banchina e i medici hanno tentato di rianimarla, ma era troppo tardi - spiega l'avvocato -. Da qui quindi ci siamo spostati con l'Ape, per portarla al presidio medico. Per i soccorsi credo sia stato fatto il possibile, ma il trasporto in mezzo al paese con una moto è stato molto sconveniente, anche se questo è secondario rispetto alla perdita subita». Oggi, alle 10, nella chiesa di San Teodoro, parenti e amici saluteranno Candida per l'ultimo viaggio.BR

Maria Fiore