Turchia, dopo la strage il giudizio su Erdogan
BR b ISTANBUL. /bbVentiquattro ore ad alta tensione, quelle che la Turchia ha vissuto nella giornata di ieri. Nella mattinata la Corte Costituzionale ha iniziato infatti ad Ankara le sedute per quella che si rivelerà essere probabilmente una delle sue più difficili decisioni.BR /b Si tratta della messa al bando o meno del partito di maggioranza relativa nel Paese, il partito Giustizia e Sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyp Erdogan e del presidente della Repubblica Abdullah Gul. Che a loro volta, se la Corte dovesse accettare la tesi dell'accusa e punire il partito islamista moderato per le «misure anti-laiche» intraprese dall'esecutivo, rischiano, assieme ad altri 69 colleghi di partito, l'interdizione per cinque anni dagli incarichi pubblici.BR L'apertura dei lavori della Corte Costituzionale ha seguito di neanche dodici ore un attentato sanguinoso che ha ulteriormente alzato la tensione nel Paese. Nella tarda serata di domenica, due bombe sono state fatte scoppiare nel quartiere popolare di Gungoren, nella parte europea di Istanbul, a pochi minuti e pochi metri di distanza l'una dall'altra, uccidendo 18 persone e ferendone altre 154. Nessuna rivendicazione, solo i neanche tanto velati riferimenti del governo, a iniziare da Erdogan, alle presunte responsabilità degli indipendentisti curdi del Pkk. Che però ha smentito ogni suo coinvolgimento, dicendo per bocca del dirigente Ahmad Danis che «il partito condanna l'attentato» e che «il Pkk non colpisce i civili nelle sue operazioni militari».BR Dal presidente della Repubblica italiano Napolitano e quello russo Medvedev, dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e dalla Casa Bianca al Consiglio d'Europa e all'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue Javier Solana, il coro di condanna e di cordoglio per le bombe di Istanbul è stato unanime. Allo stesso modo, però, gli attori stranieri hanno espresso particolare preoccupazione per le possibili conseguenze dell'eventuale decisione della Corte Costituzionale turca di mettere al bando l'Akp. Soprattutto in sede Ue, impegnata in negoziati con il governo di Ankara in vista di una possibile entrata della Turchia nell'Unione.BR Nonostante le prudenti parole del portavoce della Commissione Europea Amadeu Altafaj Tardiu, che ha detto che «bisogna aspettare la decisione della corte e rispettare il suo lavoro», altre fonti diplomatiche a Bruxelles hanno chiaramente detto che «una decisione favorevole alla messa al bando di un partito presa in un'aula giudiziaria allontanerebbe di fatto la Turchia dai valori europei».BR Anche lo stesso Solana ha rilevato che «non è molto normale che un partito che ha vinto le elezioni, che la Ue ha giudicato libere ed eque, sia sottoposto a questa trafila». Nel caso di una condanna, ha aggiunto il diplomatico spagnolo, «non ne verrebbe fuori nulla di buono nel processo europeo della Turchia». Simili le preoccupazioni del ministro degli Esteri italiano Frattini, che ha confermato l'appoggio alla Turchia nella Ue.BR
Irene Panozzo