Durante la festa 4 furti in casa
b CERTOSA./bb Un piano studiato a tavolino, un'azione da commando militare: pianificazione, velocità, precisione. Quattro furti in appartamento, dalle 22 alle 22.40, prima dell'aggressione al parroco, alle 2.40 del mattino. L'opportunità: la festa del paese. Quando tutti escono di casa per vedere i fuochi d'artificio. E' stato soprattutto in quel lasso di tempo che la banda ha messo a ferro e fuoco Certosa. Il bottino più grosso all'oreficeria Rossi, in via Marconi. Non puntavano al negozio, ma all'abitazione. Dove hanno trovato l'armadio blindato. Dentro, 100 mila euro fra gioielli, orologi e altri oggetti di valore. Briciole, invece, nelle altre case in cui sono entrati. Piuttosto che niente, hanno rubato anche vino e olio in un agriturismo di Torriano.BR /b Paolo Rossi, titolare del laboratorio orafo in via Marconi, è categorico: «Mi hanno rovinato». Scuote la testa incredulo. Davanti al lui, c'è il vuoto nella parete lasciato dall'enorme armadio blindato che i ladri si sono portati via. Come se niente fosse. «Ma come hanno fatto? - si chiede - Parliamo di 4 quintali di roba, 1 metro e venti per due. Ma come hanno fatto?». Il blitz è scattato attorno alle 22.30. Lo dicono le testimonianze dei vicini, insospettiti da quei cinque uomini che stavano caricando la cassaforte su una station wagon bianca. Troppo tardi per chiamare i carabinieri. «Dicono che parlavano straniero - racconta Rossi -. Non lo so. Non so che dire. Portarsi via l'armadio blindato e caricarlo sul tetto in pochi minuti non è impresa da poco». Il titolare, avvertito del furto, poco dopo le 22.30 era già a casa. Ma della banda non c'era più traccia. A quanto è dato a vedere sul luogo del maxi-furto, l'obiettivo dei ladri non era il negozio. Infatti sono entrati al piano superiore dell'appartamento, che si trova proprio sopra il laboratorio orafo. Non puntavano, quindi, a gioielli e orologi. Hanno forzato la finestra, messo a soqquadro la camera della figlia. Poi, giunti al piano di sotto, proprio poco prima dell'uscita dalla porta, vedono l'armadio blindato. In un attimo lo alzano, sfondano la serratura dell'ingresso, lo caricano sul tetto della macchina e spariscono. «Evidentemente pensavano di rubare solo in casa - dice sconsolato Rossi -. Hanno poi visto la cassaforte...». Nel negozio non sono invece entrati. Altra vittima del 'sacco" di Certosa, l'imbianchino Luigi Forcella. Abita proprio sull'ex statale dei Giovi. «Colpa mia, colpa mia. Ho chiuso il portoncino di casa solo con lo scatto, senza azionare le due serrature - dice indicando i blocchetti di sicurezza in alto e in basso -. Cosi per loro è stato un gioco da ragazzi». Anche Forcella, era uscito mezz'ora per fare due passi: «Dalle 21.50 alle 22.20. Quando son tornato, mi sono accorto che erano entrati». Il bottino, in questo caso, è scarso: circa 500 euro. Un paio di orologi e qualche gioiello della moglie. Dalla finestra della cucina sono entrati invece per derubare una famiglia che abita in via Libertà. A casa di Cristina Maddè, si son portati via grosso modo un centinaio di euro. Più o meno alla stessa ora, l'ultimo raid. La banda, questa volta, si è spostata a Torriano. Nel mirino, l'agriturismo Granai di Certosa. Qui non hanno avuto molto tempo a disposizione, perchè l'allarme è scattato immediatamente. Si sono accontentati di bottiglie d'olio e alcuni scatoloni di Bonarda. Ed è la terza volta. Dicono i gestori: «L'ultima volta ci hanno rubato i computer. L'altra sera sono entrati da retro, con il piede di porco». Anche loro erano a vedere i fuochi d'artificio.BR