Legambiente: «Il governo ripensi la sua strategia»

bROMA. /b Dure e quasi tutte provenienti dagli ambienti di sinistra le reazioni alla notizia della contaminazione che peraltro fa seguito a reiterati allarmi che da quindici giornia questa parte sono stati una sorta di stillicidio: «Le notizie che provengono da Tricastin, in Francia, dove si parla di 100 operai contaminati, dimostrano che con il nucleare non si scherza. Scajola e tutto il governo tornino sui loro passi e si mettano l'anima in pace: gli italiani, già ventuno anni fa, hanno scelto di non correre rischi e pericoli»: cosi Pino Sgobio della segreteria nazionale del Pdci.BR «Parlare ancora di nucleare - aggiunge - è non guardare in faccia la realtà». E Realacci, ambientalista del Pd rincara la dose: «Uno dei problemi che il nucleare porta con se è la mancanza di trasparenza.BR E' sconcertante che solo oggi venga resa nota la notizia che 100 operai siano rimasti contaminati dopo l'incidente della centrale di Tricastin. Non è neanche chiaro se ci sia stato o meno un nuovo incidente. Chiediamo al Ministro dell'Ambiente e al Governo italiano di chiedere urgentemente all'AIEA di riferire senza omissioni quanto accaduto in Francia».BR Ancora più drastico l'ex segretario dei Verdi e ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio: «Si tratta di un vero e proprio allarme nucleare. Quattro incidenti a centrali atomiche nel Paese più attrezzato dal punto di vista tecnico dimostrano quanto sia rischioso il ritorno all'atomo», afferma Pecoraro Scanio.BR Sul problema vitale della sicurezza è invece incentrato l'intervento di Legambiente: «Quanti incidenti dobbiamo contare ancora per convincere il governo che la sicurezza del nucleare di oggi è una chimera?». Cosi Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.BR «Augurandoci che la conta si fermi qui - dice Ciafani - chiediamo per l'ennesima volta al governo di ripensare la sua strategia energetica nazionale, fondandola sull'efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, fondamentali per rispettare gli accordi internazionali di riduzione delle emissioni e abbandonando qualsiasi velleitaria ipotesi di un ritorno al nucleare tecnologicamente superato, insicuro e costoso».BR