L'esecutivo accelera, Pd e Idv minacciano un duro ostruzionismo
BR bROMA. /bIl governo accelera e l'opposizione minaccia l'ostruzionismo. Sul lodo Alfano è subito scontro al Senato. Ieri il provvedimento, che prevede la sospensione dei processi nei confronti delle quattro cariche più alte dello Stato (presidente della repubblica, presidenti di Camera e Senato e premier), è approdato alle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali dove verrà esaminato in tempi record prima di essere inviato all'aula. Il calendario deciso dalla conferenza dei capigruppo è infatti strettissimo, al punto che Pd e Italia dei Valori denunciano l'impossibilità di poter svolgere un vero dibattito parlamentare e definiscono quello della maggioranza come un atto di «protervia». I tempi fissati, in effetti, sembrano avvalorare questa accusa che è rivolta anche ai due presidenti delel Camere.BR Oggi in commissione verrà ascoltato il parere di due costituzionalisti chiesti dall'opposizione, Gustavo Zagrebelsky e Annibale Marini, giovedi il voto delle commissioni seguito dal passaggio, lunedi, nell'aula di palazzo Madama per arrivare martedi al voto definitivo. Una tabella di marcia che ha fatto infuriare Pd e Italia dei valori, contrari sia nel merito che nel metodo del provvedimento. Come spiega Felice Casson, capogruppo Pd in commissione Giustizia. «Si tratta di un testo che viola l'articolo 3 della Costituzione e sul quale siamo in profondo disaccordo». Per Casson la strada giusta da seguire sarebbe stata quella della riforma costituzionale. Più severo il giudizio espresso da Anna Finocchiaro. «La fretta della maggioranza di approvare il lodo Alfano è la dimostrazione, ancora una volta, di una protervia nel perseguire gli interessi privati da parte della maggioranza». Per tre volte il Pd ha tentato di far slittare l'esame del lodo e per tre volte la maggioranza ha votato contro. Prima lo stesso Casson ha proposto di spostare l'esame del provvedimento alla fine dei lavori dell'aula, previsti per la prima settimana di agosto. Poi è stata la volta del senatore Stefano Ceccanti, che ha proposto di votare prima la ratifica del trattato di Lisbona. Infine il senatore Luigi Lusi ha chiesto di votare prima il dl sulla sicurezza. Niente da fare in tutti e tre i casi. «Prima di dare serenità alle alte cariche dello Stato bisogna dare serenità ai cittadini», ha detto Zanda.BR
Carlo Rosso