II sindaco ha ritrovato una maggioranza solida

b PAVIA./b bDal punto di vista politico ha vinto Piera Capitelli. Ha forzato il braccio di ferro con Antonio Bengiovanni sino all'ultimo secondo, ha accettato le carte servite da Sinistra democratica e al momento di 'vedere", tre consiglieri comunali su quattro hanno scelto lei e scaricato, pur con eleganza, Bengiovanni. Ora bisognerà verificare se questa maggioranza, nata sotto gli sguardi 'paterni" di Ricci, Ottini e Villani, avrà la necessaria stabilità. Ma la scelta, ieri sera, è stata fatta. Giovanni Galliena, Claudia Cappelletti e Fabio Castagna si sono presentati in Consiglio.BR /b Il direttivo cittadino era stato chiaro: o la Capitelli restituisce le deleghe a Bengiovanni, o i consiglieri di Sinistra democratica non parteciperanno più al Consiglio. Il sindaco non ha restituito nulla e su quattro consiglieri di Sd, solo Alberto Ferrari ha 'obbedito" alle direttive di partito. Per i tre 'dissenzienti" ora potrebbe scattare l'espulsione. Ieri sera, Claudia Cappelletti ha spiegato che i tre consiglieri forniranno appoggio esterno alla maggioranza. Ha ribadito la stima nei confronti dell'operato di Antonio Bengiovanni, ma - ha detto - «Su temi come il Carrefour o l'Asm, il sindaco e la maggioranza ci hanno garantito che si riapriranno tavoli di mediazione con tempi ben definiti. Di fronte a questa garanzia, forniremo l'appoggio esterno». Giovanni Galliena, capogruppo, ha aggiunto: «Le crisi si possono sempre verificare. Ciò che non condivido sono i modi con cui si affrontano queste crisi. Io sono un uomo di mediazione, non sono uno che dice 'o si fa cosi o si va a casa"». L'intervento più sofferto, però, è stato quello di Fabio Castagna, da sempre considerato 'figlioccio" politico di Bengiovanni: «E' stata la scelta più difficile in dodici anni di politica. Ma non ho condiviso l'indicazione data dal direttivo cittadino di Sinistra democratica, lo scorso 5 luglio, e per questo mi autosospendo dal partito». Valanghe di critiche dalle opposizioni. Sandro Bruni (Fi) ha incalzato: «Non potete venirci a dire che Bengiovanni ha lavorato bene come assessore e poi accettare che gli siano state tolte le deleghe». Per Fabrizio Fracassi (Lega) «la campagna acquisti della maggioranza è andata bene, ma la si può fare solo qui dentro, in Consiglio, fuori non funziona». Irene Campari (Sinistra indipendente) ha affondato il colpo: «Quanto scritto da Antonio Bengiovanni nel suo comunicato stampa esige un comitato di salute pubblica, non un appoggio esterno». Pasquale Di Tomaso (Prc) ha rammentato che «la sinistra è scomparsa dalla coalizione che portò all'elezione del sindaco». Walter Veltri (il Cantiere) ha sollecitato i consiglieri a «dire se sono o non sono d'accordo con Bengiovanni». Giovanni Magni (Socialisti) ha notato che «Bengiovanni era in giunta da sei anni; ha fatto queste dichiarazioni solo dopo che il sindaco gli ha tolto le deleghe». Dante Labate (An) ha puntato sul caso dell'architetto Cesare Colli: «A giudizio per i fatti dell'ufficio traffico (il processo inizia stamattina ndr) è stato rimesso a fare il direttore dei lavori negli appalti sulla segnaletica. Una scelta quantomeno poco opportuna».BR