Soldi per la lista d'attesa, 4 anni a Marandola

b PAVIA./b bIl verdetto è arrivato dopo cinque ore di camera di consiglio. Ma per l'urologo pavese Paolo Marandola ancora più amaro dell'attesa è stato l'epilogo. Il professore è stato condannato per concussione a 4 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici dal tribunale collegiale di Pavia. «Non ci sono commenti da fare», sono state le sole parole del medico al termine dell'udienza.BR /b Aver chiesto del denaro per sveltire i tempi di attesa per l'operazione di un paziente. Per quest'accusa l'urologo pavese è stato giudicato ieri pomeriggio dal tribunale collegiale (presidente Maria Grazia Bernini, giudici a latere Gandini e Balduzzi). Marandola, accompagnato dal suo avvocato Pasquale Balzano Prota di Milano, si è presentato in aula in completo chiaro, piuttosto sereno. Turbato solo a tratti dalla requisitoria del pubblico ministero Luisa Rossi, che ha scandito le fasi più salienti della vicenda, protrattasi fino a oggi, dopo quattro anni di processo, e cominciata nel 2001. In quell'anno Roberto Reggio, un uomo residente a Milano, si rivolge all'urologo pavese, professore di Urologia dell'Università di Pavia e operativo nella struttura Medical Centre, per un problema di carattere andrologico. Una scelta del tutto casuale. Il paziente trova il medico sulle pagine gialle, telefona e prende appuntamento. Nella visita il professore gli profila la necessità di un intervento che, in una struttura privata, avrebbe avuto un costo piuttosto elevato. Resta l'alternativa della struttura pubblica: Marandola promette al paziente di fargli evitare la lista d'attesa al San Matteo dietro pagamento di due milioni e mezzo di lire. Il paziente accetta (paga una cifra comunque inferiore), ma riprende con una videocamera nascosta in un borsello la consegna del denaro nello studio del professore. La querela, stando alla ricostruzione fatta in sede di indagine, non viene però presentata subito. Segue, infatti, quella di Marandola nei confronti di Roberto Reggio e di un'altra persona, rimasta ignota (un 'fantomatico" Nicola), per tentata estorsione. I due procedimenti viaggiano paralleli, ma non alla stessa velocità. E' stato proprio l'avvocato Pasquale Balzano Prota, ieri, a parlare nella sua arringa difensiva di «due processi in uno», «di diritti negati della difesa», e a usare parole dure nei confronti del pm che «dopo sette anni dalla denuncia per tentata estorsione non ha ancora dato una risposta, e ora quel procedimento è vicino alla prescrizione». Sette anni, dunque, in cui non sarebbe stato possibile accertare se quelle accuse nei confronti di Reggio fossero vere. Secondo questa ricostruzione, il paziente si sarebbe presentato nella struttura privata di Marandola esibendo la famosa videocassetta (sulla cui autenticità le perizie si sono sprecate) e chiedendo il pagamento di 200 milioni (richiesta poi ridimensionata) per non sporgere querela. Prima dell'arringa difensiva, l'avvocato di parte civile Alberto Tucci di Milano ha chiesto una provvisionale di 10mila euro. Più pesante la richiesta del pubblico ministero: una condanna a sette anni. Richiesta che i giudici, dopo una lunghissima discussione, hanno deciso di accogliere in buona parte.BR