Santa Clara rivela i suoi affreschi

BR b PAVIA./b In via Langosco c'era il gabinetto più ricercato di tutta Pavia e, forse di tutta la Lombardia. Una parete, infatti, era occupata da un affresco del 1100. Ma chi viveva in quei locali non lo sapeva, perchè la parete era stata piastrellata. Ora, a tanti anni di distanza, quell'affresco è riaffiorato e costituisce uno dei mille tesori nascosti dalla ex caserma Calchi, ovvero dal monastero di Santa Clara.BR Futura sede della biblioteca 'Bonetta" e di molti altri servizi, come una videoteca, una fonoteca e un laboratorio di restauro. Opera infinita, costosa e dal destino sfortunato. I primi rilievi risalgono al 1996, sino ad ora è costata oltre 7 milioni di euro e sono già tre le imprese che si sono avvicendate nel cantiere.BR Eppure l'attuale amministrazione conta di metterla a disposizione della città tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010. Ieri l'assessore ai lavori pubblici, Matteo Pezza, il dirigente, Francesco Grecchi e l'architetto Vittorio Prina hanno illustrato quanto è stato fatto sino ad ora. L'ala est, quella nord e parte dell'ala sud del convento sono state completate. Il contrasto tra l'arte medievale e le moderne strutture in acciaio trasmette una strana sensazione. Salendo su un soppalco ci si trova di fronte il rosone e la facciata della chiesa che, un tempo, fu riservata alle monache di clausura. L'altra chiesa, quella che si affaccia su via Langosco, era invece aperta ai fedeli. La struttura subi un primo intervento nel 1400, e un secondo, più pesante, nel 1700. Poi, nel secolo appena concluso, vi furono ricavati piccoli alloggi e una rimessa per i mezzi dell'Asm. «Da studenti si veniva qui per offrirsi come spalatori di neve», rammenta l'ingegner Grecchi. Fu cosi che l'immobile sprofondò nell'oblio. «Anche quando abbiamo proseguito i lavori - commenta l'assessore Pezza - il cantiere non era visibile, passava quasi sotto silenzio. Invece credo sia importante che i pavesi sappiano che questo, insieme al castello Visconteo, sarà uno dei due poli culturali di Pavia». Là dove c'erano le cellette delle monache - pochi metri, un pagliericcio, un candelabro e un crocifisso - verrà ricavata una grande sala per la consultazione dei libri rari. In uno spazio analogo, invece, l'area multimediale.BR L'ex refettorio, che sarà la sala di consultazione, non può che riportare alla mente lo 'scriptorium" del Nome della Rosa. All'ex monastero ha lavorato un gruppo costituito dal professor Jurina (strutture) e Ziliani (impianti), mentre il progetto architettonico è stato curato da Vittorio Prina, Rosi Toma ed Enrica Pinna. Quasi romanzesche le traversie: primo appalto nel 2001, seguito a pochi mesi da una risoluzione contrattuale; secondo appalto durato due mesi, Infine il terzo appalto con la Co.Ge. risolto alla fine del 2006. E adesso l'ultima tranche per circa due milioni di euro.BR

Fabrizio Merli