Martedi nero per le Borse
bMILANO. /bbLe Borse europee bruciano altri 148 miliardi di euro di capitalizzazione. Ormai sembra un ritornello, con il petrolio che sale e i listini azionari che scendono, a Milano come a Francoforte, a Londra e a New York. E le brutte notizie, sul fronte economico, sembrano arrivare sempre più numerose. Ieri è intervenuto il Fondo monetario internazionale (Fmi) per dire che «l'aumento dei prezzi del petrolio, degli alimentari e delle materie prime potrebbe destabilizzare la bilancia dei pagamenti di diversi Paesi e innescare una serie di crisi finanziarie nel mondo».BR /b Secondo il Fmi «la sostenuta crescita economica globale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, ha fatto aumentare la domanda di materie prime, incluso petrolio, metalli e cibo». E, di fronte a un aumento della domanda, ecco l'aumento dei prezzi. Difficile dire che cosa succederà. Di sicuro, spiega il Fmi, si è aggravata la situazione di 81 Paesi poveri mentre un ulteriore aumento del 20% dei prezzi delle materie prime potrebbe «seriamente indebolire la posizione di 72 Stati». E, dunque, che cosa si può fare? «Bisogna aiutare i Paesi in via di sviluppo a superare la situazione», concludono gli esperti del Fondo.BR Se questa situazione provoca incertezza, sembra invece certo che il prezzo del petrolio salirà ancora di fronte a un aumento dei tassi di interesse della Bce. La previsione è di Chalib Khelil, presidente dell'Opec, la maggior organizzazione fra i Paesi produttori di petrolio. L'Opec sostiene che un aumento dei tassi in Europa potrebbe avere un impatto negativo sul dollaro (che dovrebbe indebolirsi). «E la svalutazione del dollaro - dice Khelil - pesa per quasi il 60% sul prezzo del petrolio». Inoltre è stata smentita la notizia secondo la quale l'Arabia Saudita sarebbe pronta a vendere petrolio a prezzi inferiori a quelli di mercato e lo stesso re Abdullah ha aggiunto «che gli attuali prezzi sono bassi, se confrontati con altre fonti di energia».BR A New York, dove si scambia la maggior quantità di petrolio del pianeta, queste notizie hanno portato ad altri rincari. Anche se, ormai, si parla apertamente di 'bolla speculativa", ieri il greggio ha toccato quota 142,65 dollari al barile, in aumento dell'1,89% sul giorno prima. E sono servite a poco le previsioni dell'Aie, l'Agenzia internazionale dell'energia, che prevede un calo dei consumi del 3% all'anno, di qui al 2013, proprio a causa del caro-greggio.BR Noncuranti delle previsioni dell'Aie, gli analisti americani stimano il petrolio a 185 dollari fra un anno e questo ha fatto precipitare, ancora, le Borse. Londra ha perso il 2,6%, Parigi il 2,11% e Francoforte l'1,59%. Il Mibtel in Piazza Affari ha ceduto l'1,88%. Pesante Fiat, scesa sotto i 10 euro quando un anno fa volava attorno a quota 24. In difficoltà il settore bancario, nel timore che la crisi porti a una contrazione degli utili. Pesanti Montepaschi e Unicredit mentre tengono Intesa San Paolo e Bpm. Il caro-greggio non ha favorito i titoli dell'energia: giù Eni (-1,56%), Enel (-1,39%) e Saipem (-3,22%).BR E' andata male a Tiscali (-7,24%) perchè i tempi della cessione sembrano ancora protrarsi. Sotto pressione gli editoriali, con cali attorno al 4% per Espresso e Mediaset. Invece è rimbalzata Seat (+8,75%) sulla notizia di un rimborso anticipato di un debito, anche se il titolo ha perso il 75% da inizio anno. A due ore dalla chiusura, in rosso gli indici americani: -1,18% il Nasdaq e -1,22% il Dow Jones.BR (Gigi Furini)