Volpara, il moscato alza la voce

b VOLPARA./b «Non un distretto rurale, ma un distretto agroalimentare in cui tutta la progettualità ruoti attorno al vino». Questo uno (ma non l'unico) messaggio uscito fuori dal «Tempio del Moscato» di Volpara dove, domenica scorsa, si è discusso di Moscato e non solo, ma soprattutto di prospettive per l'Oltrepo. Un convegno organizzato su temi concreti, come ha ribadito l'assessore all'agricoltura della Comunità Montana, Massimo Comaschi, in maniera anche «spartana», ma tale da richiamare a Volpara, il direttore del consorzio, Carlo Alberto Panont, il presidente della «La Versa Spa», Giancarlo Vitali ed il suo vice, Pierluigi Testori, il presidente provinciale della Coldiretti, Giuseppe Ghezzi, oltre ai sindaci di Volpara, Elena Alessi e di Santa Maria della Versa, Osvaldo Faravelli nonché il presidente della Camera di Commercio, Piero Mossi. Da Panont, sono giunte le proposte e le indicazioni più significative.BR «Meglio un distretto agroalimentare con il vino perno di qualsiasi politica di investimento del territorio che non un distretto rurale, ha detto Panont, in quanto alle produzioni vitivinicole l'Oltrepo deve tornare a riassumere la sua fisionomia naturale di una ventina di anni fa per quanto riguarda le varietà.» Non a caso lo stesso Panont evidenzia alcune situazioni paradossali nel contesto produttivo locale: barbera impiantato in zone non vocate al posto di riesling, croatina un po' ovunque ed esigenze di riequilibrio a favore dei vini bianchi dopo troppa insistenza sui rossi.BR «L'Oltrepo deve puntare, come comunicazione, su tre uve ovvero Pinot nero, Riesling e Croatina. Noi possiamo produrre 43 tipologie di vino, tutte importanti, ma il vero traino, ha aggiunto Panont, lo devono fare Pinot Nero, Riesling e Bonarda».BR Il 4 luglio è in programma, a Broni, un summit di tutte le associazioni di produttori o club di produttori (nove quelli censiti ed attivi in Oltrepo pavese) per fare il punto della situazione: «Teniamo conto che dal 2010, con la nuova Ocm (Organizzazione comunitaria di mercato) vino, dovremo rapportarci con Bruxelles e ci saranno le Dop al posto delle Doc e le Igp al posto delle attuali Igt,indicazione geografica tipica. C'è l'esigenza di legare di più il prodotto al territorio». Il Moscato che, secondo i dati di conferimento alla cantina «La Versa» ha una produzione che di fatto si è dimezzata in dieci anni passando da 40 a 20-22mila quintali, non corre rischi. soprattutto quello di Volpara (ma anche quello di Golferenzo e Canevino), grazie alla politica di valorizzazione del marchio portata avanti da diversi anni. Ma, da parte dei produttori, è il caso di Testori, arriva perentoria anche la richiesta di maggior tutela della qualità e maggior rispetto delle regole.BR Gli fa eco la decisa presa di posizione da parte del presidente provinciale della Coldiretti, Giuseppe Ghezzi: «In cinque anni, per alcune tipologie di vino, si è perso il cinquanta per cento del valore originario. Non possiamo più permettere che un intero territorio sia a rischio per colpa dei comportamenti non conformi di 10-15 operatori». Il dibattito è destinato ad accendersi. (p. r.)BR