Chiese e vetrate per gli angeli

Da ormai un anno padre Costantino Ruggeri ci ha lasciati e tanti pavesi lo ricordano con affetto e rimpianto. Non potremo più ritrovarlo nel suo meraviglioso studio di Canepanova dove ha tanto lavorato e creato opere di straordinario valore e bellezza, ma la sua arte vive ancora intorno a noi e ce lo fa sentire sempre presente.BR Tra le molte testimonianze giunte dopo la sua morte alla Fondazione Frate Sole, la creatura a lui tanto cara, che con il suo presidente architetto Luigi Leoni e un fraterno gruppo di collaboratori si fa carico di continuare il cammino da lui indicato, questo articolo che ce lo descrive efficacemente.BR bCarmen Romagnano /bPavia BR Se è vero che in Paradiso si può fare quel che si vuole, da qualche tempo ci dev'essere un gran trambusto lassù. Dappertutto cantieri. Da una parte vien su una chiesa con un tetto d'erba, dall'altra un battistero con una fontana zampillante, e vetrate, vetrate colorate che catturano la luce, il sole, il cielo. E sulle impalcature si aggira un frate dal saio allegramente inzaccherato, con gli occhi azzurri più o meno come il cielo e lunghi cernecchi bianchi sotto una vecchia papalina. A noi piace ricordarlo cosi com'era negli ultimi tempi, padre Costantino: un giovanissimo vecchio ragazzo col saio, che pareva uscito da un film su Robin Hood.BR Quando in futuro scriveranno le storie dell'arte sacra, nel Trecento ci metteranno il duomo di Milano, nel Cinquecento San Pietro, e nel ventesimo secolo (e un po' del ventunesimo) le chiese di padre Costantino Ruggeri. Perché, vedete, di medievale aveva solo il look, quel diavolo di un frate, per il resto era un perfetto figlio del suo tempo. Chi meglio di lui ha espresso la modernità in pittura, scultura, architettura e arti 'minori"? (Chissà perché minori, le vetrate, i mosaici, la ceramica, l'oro, l'argento).BR Era talmente figlio del suo tempo che quando crollò a Pavia la Torre Civica, cuore antico della città, lui la voleva rifare in vetro e cemento armato, stile ultramoderno. Aveva idee sue sull'armonia tra vecchio e nuovo, sull'inserimento dell'architettura nel paesaggio. E sui materiali da usare. Pietre, mattoni, cemento, vetro, metalli, oro e argento, ma anche luce, acqua, prato, legno, sassi, materie 'povere", umili creature capaci di cantare (anche meglio) la gloria del Creatore.BR Uno cosi poteva essere solo francescano. Voleva farsi frate fin da bambino, Carlo Ruggeri, bresciano di Franciacorta, famiglia contadina.BR E cosi il ragazzo lascia il natio villaggio di Adro (c'era nato il 16 ottobre del 1925) e si fa figlio di San Francesco a Saiano. E li comincia a dipingere. E a studiare disegno e anatomia di nascosto, alle tre di notte, combattendo il gelo della cella con una specie di teepee fatto con la coperta, utilizzando vecchi pennelli e avanzi di vernici e pezzi di legno gettati via.BR Poi Milano, la Mecca dell'arte. Diventa amico di Carrà, Marini, Sironi (che presenta la sua prima mostra) Minguzzi (che lo avrà allievo all'Accademia di Brera). E lavora, lavora: Dipinti, sculture, tabernacoli, calici, arredi sacri, vetrate, cappelle, chiese. Un altare, addirittura, nel duomo di Milano.BR Premio San Fedele. Premio Marzotto. Una strada in salita, in ogni senso: gloria e fatica. Il Concilio gli dà le ali. Genova, Milano, Varese, Roma e, più tardi, il Burundi, il Giappone, la Terrasanta. Con l'inseparabile Gigi Leoni, e con una schiera di 'maestranze" di primordine.BR Ma poi, quel cuore indomito si stancò di lottare, e il vecchio leone andò a curarsi 'in campagna", nel convento di Sabbioncello di Merate. Sorella morte lo aspettava li, il 25 giugno dell'anno scorso.BR Il suo corpo riposa al paese natio, Adro, e l'anima. non riposerà scommettiamo: sta già fabbricando chiese e vetrate ad uso degli Angeli.BR bCristina Bolla /b