Obiettivo: un altro sorpasso

VIENNA (Austria). L'ha sempre guardata dall'alto in basso. Lei, bella, ricca, famosa, sempre presente nei salotti che contano, storicamente coinvolta nelle decisioni sul futuro del pianeta. L'altra, bellina ma poco sofisticata, colta ma povera, che guardava il bel mondo dalla finestra sperando solo un bel giorno di farvi parte. Per la Germania, la Spagna era la spiaggia di Maiorca dove tirare l'alba facendo il pieno di birra, o plaza de toros dove scattare foto ricordo con la 'montera" in testa. Un porto prima «Franco» e poi franco, uscito da una lunga dittatura, a cui sbattere in faccia il peso del marco che soffocava la timida peseta. In fondo non c'era nulla da temere da quel paese ricco di storia, tradizione, paesaggio ma col portafoglio vuoto.
La crescita.Già, ma la Spagna ha recuperato. Bruciando le tappe. Una crescita economica, culturale, sociale, sportiva. Uno sviluppo a doppia velocità come quella dei dinamici Torres, Iniesta e David Villa. Una crescita che ha stravolto parametri economici e trend. E senza un colore politico. La destra di Aznar ha messo la freccia, la sinistra di Zapatero ha dato l'accelerazione decisiva. I recenti dati dell'Eurostat, l'istituto europeo di statistica, hanno attribuito alla Spagna un prodotto interno lordo di 107, ben sette punti oltre la media europea. L'Italia arranca a 101 e il colosso Germania è a 113, ovvero con solo sei punti di vantaggio sulla Spagna. Un dato economico che fotografa però anche l'anima del paese e cosi anche la Germania non può più permettersi di lasciare la Spagna in sala d'attesa.
E non è un caso se ai Giardini inglesi di Monaco o nel centro storico di Heidelberg è facile incontrare numerosi turisti spagnoli che soggiornano nei migliori alberghi. Due paesi protagonisti in Europa.
Merkel e Zapatero si scambiano gli sms, le università hanno instaurato importanti rapporti di collaborazione, le aziende creato strategici cartelli tedesco-spagnoli.
La cultura.La Spagna non è più flamenco e corrida e anche a livello culturale dice la sua. Come del resto la Germania. Almodovar ha aperto la strada con il neorealismo iberico e Wim Wenders si è accomodato a Hollywood con capolavori del cinema contemporaneo. E a proposito di Hollywood, Javier Bardem ha vinto quest'anno l'Oscar come miglior attore non protagonista per la partecipazione al film «Non è un paese per vecchi». La letteratura tedesca provoca con Ingo Schulze e quella iberica risponde con Alfredo Conde. La bellezza germanica è la valchiria Heidi Klum, quella spagnola ha gli occhi neri e vivaci di Penelope Cruz. La chitarra acustica di Jarabe de palo scala le classifiche ma in cima ci trova i Tokyo Hotel, band di Magdeburgo che vende milioni di cd con tre accordi in croce ed un look da cartoni animati giapponesi. Eppoi lo sport. La Germania sfoggia Schumacher con sette titoli mondiali di Formula Uno, ma la Spagna risponde con Alonso: ne ha vinti solo due ma è giovane e può recuperare. O ancora Rafael Nadal, il principe della terra rossa, capace di aggiudicarsi il Roland Garros per quattro anni consecutivi. E ha appena vent'anni.
Anche a livello politico le due nazioni stanno portando avanti progetti d'avanguardia, da vere democrazie moderne: più spregiudicato il governo di Madrid che allestisce una formazione in gonnella, più conservatore Berlino dove però una donna, la Merkel, indossa i pantaloni. Innovazioni importanti a livello di politiche sociali, sicurezza e integrazione. L'immigrazione è un problema, ma sia Germania sia Spagna si sono attrezzate per risolverlo in modo civile ed efficace. Domani a Vienna la Merkel e Zapatero non dovranno scambiarsi i messaggini: saranno seduti uno accanto all'altro. La Merkel si porterà dietro il presidente Köhler mentre il premier socialista avrà il suo fianco il re Juan Carlos.