Spaccio in piazza Vittoria, l'ora della verità

PAVIA. Due anni di indagini e decine di intercettazioni telefoniche su un presunto giro di spaccio in piazza Vittoria. Il lavoro degli investigatori si è concluso, nell'udienza davanti al giudice Andrea Balba di qualche giorno fa, con una condanna a quattro anni e otto rinvii a giudizio. A ottobre si apre il processo per otto giovani, di età compresa tra i 24 e i 34 anni. Sei ragazzi devono rispondere dell'accusa di avere ceduto droga, in particolare hashish, ad altri coetanei. Due giovani donne, invece, sono accusate di avere eluso le investigazioni, negando le cessioni di droga.
Il 16 ottobre si presenteranno davanti al giudice Daniele Costantino, 33 anni di Pavia, difeso dall'avvocato Giorgio Rusconi di Pavia; Laura Clivio, 25 anni di Pavia, e Paolo Daturi, 34 anni di Voghera, difesi dall'avvocato Cecilia Ramaioli; Gianni Tilocca, 40 anni di Pavia, Manuela Barco, 29 anni di Belgioioso, Carla Cagnoni, 27 anni di Pavia, tutti difesi dall'avvocato Alessandro Fieschi; Lorenzo Criscuolo, 23 anni di Cura Carpignano, Norredine Ouabichi, 26 anni di Pavia, la cui difesa è nelle mani del legale Maria Elena Veneroni. Salvatore Nurra, 32 anni, difeso dall'avvocato Claudia Balzarini, è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a 4 anni. Sugli imputati pesano 24 capi di imputazione: una lista che è stata formulata sulla base dei singoli episodi di cessione della droga. Ma non tutti i ragazzi devono rispondere delle stesse accuse. Più leggera la posizione delle due ragazze, Cagnoni e Barco, che sarebbero rimaste estranee al giro, ma secondo il magistrato Maura Ripamonti avrebbero ostacolato le indagini sui loro amici, non rispondendo alle domande degli inquirenti, e quindi sono accusate di favoreggiamento. Le indagini erano state avviate all'inizio del 2006 e si sono concluse alla fine dello scorso anno. Appostamenti, con controlli delle auto degli indagati (in uno di questi controlli era stato trovato dell'hashish nella portiera dell'automobile su cui viaggiava Costantino), ma soprattutto intercettazioni telefoniche, da cui era emerso un presunto giro di droga tra Binasco e Pavia. Secondo gli inquirenti la cessione dell'hashish - che veniva venduto sempre in piccole dosi per non destare sospetti - si concentrava in piazza Vittoria, in pieno centro a Pavia. I contatti avvenivano telefonicamente, quasi sempre utilizzando un codice prestabilito («portaci cinque pizze» è una delle frasi ascoltate dagli investigatori) e poi si svolgevano gli incontri veri e propri, con gli scambi di droga, quasi sempre hashish (solo in un caso si parla di eroina), e soldi. Un castello accusatorio che gli avvocati della difesa si stanno preparando a smontare nell'udienza del prossimo autunno.