Aragones non vuole il giallo-oro


VIENNA (Austria).Hanno appena sfatato, dopo 88 anni, la maledizione dell'Italia bestia nera, superato la sindrome da quarti di finale, e accantonato le cattive ricorrenze del 22 giugno ed ecco che per la Spagna arriva un'altra 'tegola", che ha sempre attinenza con il mondo della superstizione.
Domani a Vienna, in semifinale, la Russia si esibirà con la divisa rossa con bande orizzontali bianche e blu, mentre la Spagna indosserà la muta di riserva con la camiseta giallo-oro. Una sorta di colore maledetto per la tradizione iberica e per il Ct Luis Aragones in modo particolare, uno attentissimo ai corsi e ricorsi e pieno - sostengono i ben informati - di piccole manie.
E soprattutto uno che odia il giallo. Non ha mai voluto allenare squadre con la divisa gialla e ha chiesto al Fenerbahce di Istanbul - sua prossima destinazione - di togliere l'ocra dalla casacca ufficiale.
Una volta ha obbligato Raul a cambiare il pullover giallo che indossava in ritiro: sarà un caso ma non lo ha più convocato in Nazionale.
Va detto però che anche a Innsbruck, in occasione della sfida con la Svezia, la Spagna aveva giocato e vinto con la divisa color oro.
Sull'argomento però Aragones glissa, mentre conferma invece di voler lasciare la Nazionale al termine dell'Europeo. «E' una decisione già presa e i risultati non la cambieranno - afferma deciso il Ct - ma non smetterò di allenare, perché voglio tornare a respirare l'aria di club».
Aragones è idolatrato da tutta la Spagna e persino re Juan Carlos è sceso negli spogliatoi per complimentarsi con il tecnico. «Gli ho chiesto un aumento di stipendio - scherza un Aragones di buon umore - ma ora penso alla Russia. Dopo l'eliminazione ai Mondiali di due anni fa, al termine di una partita persa ma dominata, mi sono detto che la Spagna non era ancora pronta per vincere e allora bisognava iniziare a lavorare per non perdere. Oggi si vedono i risultati».
La squadra è convinta. Il successo sull'Italia ai calci di rigore ha galvanizzato Casillas e compagni che sono e si sentono forti. Il pericolo è quello di peccare di presunzione ma ci penserà il «vecchio» maestro Luis Aragones a tenere le Furie rosse con i piedi per terra.
(v.b.)

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