Il governo pone la fiducia, tagli sulla scuola


ROMA. Il governo pone la fiducia sul decreto fiscale all'esame della Camera. Protestano le opposizioni, ma il ministro Brunetta non si scandalizza: «E' uno strumento normale, previsto dai regolamenti». Per cercare di migliorare i conti, l'esecutivo prende di mira il sistema scolastico. Secondo una versione ufficiosa del decreto fiscale, la scuola rischia un taglio di circa 130 mila posti (fra cattedre, ausiliari e tecnici amministrativi). Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd alla Commissione cultura, spiega.
Che questo porterà «alla modifica dei programmi, alla riduzione delle ore di lezione, alla riduzione del tempo pieno e alla riduzione del sostegno all'handicap». «Un vero e proprio colpo di mano - dice Ghizzoni - finalizzato solo a fare cassa. In più nasce un 'comitato di verifica tecnico finanziaria" che dovrà vigilare sul ministro Gelmini perchè attui quanto previsto dal decreto.
I numeri del Dpef.Il Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) rimanda a una tabella apparsa ieri mattina sul sito internet del Ministero del Tesoro. Si vede che il Pil (prodotto interno lordo) è dato in costante crescita di qui al 2013. Il deficit, invece, è visto in costante calo, cosi come il fabbisogno dello Stato. Si stima che anche l'inflazione sarà tenuta sotto controllo. L'inflazione programmata, per esempio è stimata all'1,7% per quest'anno e all'1,5% dal 2019 al 2013. Per fare questo il governo ha dovuto stimare, per quest'anno, un prezzo medio del petrolio a 118 dollari al barile e un aumento a 128 dollari nel 2009. Poi, per tener bassa l'inflazione, il prezzo del greggio dovrà restare inchiodato a quel livello (appunto i 128 dollari). Difficile dire se succederà. Anche il debito pubblico è visto in calo. Per il 2008 è previsto al 103,9% del Pil (una percentuale altissima), ma Tremonti punta a ridurlo fino a portarlo al 90,1% del Pil nel 2013. Progetto ambizioso perchè i governi che si sono succeduti nel passato (compresi i 5 anni di Berlusconi) non sono mai risuciti a scalfire questa percentuale e, soprattutto, a portare il debito sotto il 100% del Pil.
Inflazione reale.Bisogna anche fare i conti con la realtà e, per questo, il governo stima che nel 2008 l'inflazione reale sarà al 3,4% (tenuto conto del petrolio e delle tensioni che cominciano a emergere sui prodotti confezionati). Però una vena di ottimismo c'è: a fine anno, secondo l'esecutivo, il rialzo del costo della vita dovrebbe attestarsi al 2,9%.
Fare cassa.Si possono sistamare i conti anche vendendo i gioielli di famiglia. Per la verità, il meglio è già stato collocato in Borsa. Infatti il governo, ormai, controlla solo il 30% di Eni, Enel e Finmeccanica, cedere altre quote esporrebbe il Paese al rischio di una perdita di controllo su queste aziende. Restano da vendere, volendo, l'Alitalia, le Poste, il Poligrafico, la Tirrenia e Fincantieri. Le ultime due dovrebbero essere cedute 'in tempi brevi" mentre per Alitalia è difficile ipotizzare grandi incassi.
Il massimo scoperto.L'ex ministro Bersani voleva eliminare la commissione di massimo scoperto, applicata dalle banche sui conti correnti 'in rosso". Invece questa norma è scomparsa e ora Bersani insorge: «Il governo cambi idea e spero che, adesso, chi rappresenta le piccole imprese voglia uscire dal silenzio».

Gigi Furini