Operaio licenziato, traffico in tilt
CORTEOLONA Il traffico sulla provinciale è rimasto bloccato per diverse ore, a partire dalle cinque di ieri mattina. Quando una trentina di lavoratori è arrivata con le proprie auto e ha impedito l'ingresso dei camion che portano le merci allo stabilimento Dhl di Corteolona. Contro il licenziamento di un lavoratore albanese, Dritan Malko, assunto con un contratto a tempo indeterminato dal Consorzio Gam, sono scesi in campo anche i Cobas di Cremona. La Filt-Cisl, invece, si è astenuta dalla protesta: «Il licenziamento era per giusta causa», sostiene il responsabile del sindacato Marco Magnani. Posizioni e voci ontrastanti, nello stabilimento dove appena un anno e mezzo fa perse la vita un giovane operaio connazionale del lavoratore licenziato.
I lavoratori, in disaccordo con la decisione del licenziamento, si sono presentati poco dopo le 5 di ieri mattina davanti ai cancelli della ditta di logistica. Qualche decina di persone, sostenute o direttamente appartenenti allo Slai Cobas, hanno bloccato l'ingresso dei camion che, ogni giorno, portano tonnellate di merce all'interno dello stabilimento. Protestavano contro il licenziamento di un collega da parte della cooperativa per cui era dipendente da tempo. La protesta, che ha vissuto anche qualche momento di tensione per contrasti con le altre organizzazioni sindacali presenti nell'azienda, si è placata solo poco prima di mezzogiorno.
I Cobas, dopo una lunga trattativa, hanno ottenuto dalla direzione dell'azienda la promessa di un tavolo in cui discutere della questione. Che, a prima vista, appare assai controversa. L'operaio, uno straniero che vive regolarmente in Italia, era, un tempo, un delegato della Cisl. Ma dissidi interni al sindacato e contrasti per il modo in cui il sindacalista ha affrontato alcuni temi ne hanno provocato l'allontanamento. Venerdi è arrivato anche il licenziamento da parte della cooperativa che lo aveva assunto con un contratto a tempo indeterminato. Un licenziamento preceduto da tre lettere di richiamo. Le cui motivazioni è lo stesso operaio a svelare: «In una si sostiene l'accusa, tutta falsa, che avrei fatto delle foto all'interno dello stabilimento per mettere in luce delle irregolarità - spiega Dritan Malko -. In una seconda lettera si dice che ho infastidito alcuni colleghi mentre uscivo dallo stabilimento dove avevo appena consegnato un certificato di malattia. Infine la terza 'grave" colpa: dicono di avermi visto fare la spesa in un centro commerciale mentre ero in malattia. Tutti e tre finti pretesti che nascondono la vera ragione del licenziamento: avere tirato in ballo fatti considerati scomodi, a cominciare dalle condizioni di sicurezza all'interno dello stabilimento fino ad arrivare alle irregolarità delle buste paga». Se le accuse sono tutte da dimostrare, è invece certo che il percorso contrattuale del lavoratore non sempre è stato dei più trasparenti. Dritan Malko, infatti, è (anzi era, visto che la cooperativa ha cambiato ragione sociale) uno dei lavoratori della New Ardo, la società di Pavia finita nel mirino di un'inchiesta della guardia di finanza (l'accusa è di associazione per delinquere) su un'evasione da diversi milioni di euro.