Battaglia sul decreto, no del Pd

ROMA.Il decreto della discordia avrà oggi il primo via libera dal Senato. A Palazzo Madama si vota infatti quel decreto sicurezza che, nato come provvedimento potenzialmente bipartisan, è diventato di colpo il primo campo di battaglia della nuova legislatura. In diretta tv, dalle 11 di questa mattina, lo scontro si materializzerà nelle dichiarazioni di voto.
Il Pd ha già annunciato il proprio voto contrario dopo che il governo ha inserito nel decreto l'emendamento salva-premier, ma anche misure come il reato di immigrazione clandestina o l'invio di tremila militari a pattugliare le città. Contrario anche Di Pietro, mentre l'Udc potrebbe astenersi. La maggioranza non dovrebbe comunque avere problemi potendo contare, a Palazzo Madama, su 174 voti contro i 141 dell'opposizione.
«Il governo e la maggioranza ci obbligano a dare un voto contrario», ha anticipato il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda. «Insieme al processo Berlusconi-Mills - denuncia invece Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari opportunità - la destra sospende i processi in corso per stupro, lesioni, maltrattamenti in famiglia, cioè i processi per i reati che hanno innescato l'emergenza sicurezza. Noi vogliamo che gli italiani sappiano che insieme a Berlusconi si salvano anche gli stupratori e gli sfruttatori».
Pier Ferdinando Casini ieri ha invece lanciato l'ultima offerta al governo: «Berlusconi rifletta e tolga dal decreto sicurezza la norma che sospende i processi». Se lo facesse, sostiene, l'opposizione dovrebbe garantire di non fare ostruzionismo sul cosiddetto lodo Schifani, cioè la sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato. L'Udc fa insomma capire che potrebbe votare a favore se il governo rinuncerà alla norma salva-premier.
Antonio Di Pietro si è candidato ieri per fare il relatore unico di minoranza alla Camera. Per parlare cioè anche a nome di Pd e Udc. L'Udc gli ha però già detto di «no» e sembra difficile che il Pd deleghi all'ex pm la sua rappresentanza a Montecitorio. Il leader dell'Italia dei valori, che ieri ha anche ribadito di essere pronto a lanciare un pacchetto di referendum contro le «leggi-vergogna», conferma l'opposizione più dura all'emendamento blocca-processi, ma sottolinea che molte parti del decreto sicurezza sono condivisibili, anzi sarebbero state copiate da proposte di legge dell'Idv. La prova, sarebbe in qualche sgrammaticatura. «Ci sono anche le nostre proposte, perfino frasi con qualche virgola sbagliata. Io, ogni tanto, sbaglio con l'italiano. Hanno copiato anche quella».(a.p.)