Il collaboratore sotto torchio
VOGHERA. Un lunghissimo interrogatorio nel quale, secondo gli avvocati difensori Yuri e Graziano Lissandrin, avrebbe «chiarito la sua posizione». Sta di fatto che per Luca Gandolfi - finito in carcere nell'ambito dell'operazione «Iron» condotta dal sostituto procuratore di Voghera, Roberto Valli, e dagli uomini del Corpo forestale dello Stato - le porte del carcere ora potrebbero aprirsi.
«In effetti il nostro cliente ha ampiamente spiegato al pubblico ministero Valli la sua posizione e il ruolo marginale che ha avuto nella vicenda - ha confermato l'avvocato Yuri Lissandrin - e abbiamo accolto con soddisfazione il parere positivo del pm alla nostra richiesta di scarcerazione. Richiesta che noi abbiamo presentato al tribunale del riesame anche per gli altri nostri due clienti Mauro Raimondi e la moglie Mirella Bravi».
Ossia i due imprenditori di Varzi, titolari di aziende a Rivanazzano che, insieme al loro collaboratore Luca Gandolfi di Santa Margherita Staffora, sono stati arrestati nell'ambito dell'inchiesta «Iron» per un traffico di rifiuti oltre a un filone di indagine che ipotizza la bancarotta fraudolenta per il fallimento delle aziende controllate dagli indagati. La procura di Voghera sembra intenzionata a proseguire su questa strada e l'inchiesta, che già tocca altre province, potrebbe ulteriormente allargarsi. Molto dipenderà, probabilmente, dall'esito dei prossimi interrogatori.
L'inchiesta ha preso il via nel 2007. Il lavoro della Guardia Forestale, incaricata delle indagini, ha portato alla scoperta di un presunto traffico illegale di rifiuti ferrosi in relazione al quale sono stati eseguiti tre ordini di custodia cautelare in carcere, venticinque perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Toscana.
Quindici le persone indagate nell'operazione, denominata «Iron». Si sta verificando anche la situazione dell'imprenditore massese Alberto Ricciardi: in qualità di amministratore di Fermet Srl viene indicato come uno dei destinatari 'fittizi" dei rifiuti. Ricciardi, secondo la procura, «al fine di conseguire un ingiusto profitto» (che sarebbe consistito in un risparmio sui costi di lavorazione e di trasporto del materiale ferroso qualificato come rifiuto), avrebbe trasportato abusivamente (tra il gennaio 2005 e l'aprile 2006), grandi quantitativi di rifiuti ferrosi. Una partita per un totale di almeno 247 viaggi, e 5.770.210 kg (5.700 tonnellate), dicono gli inquirenti, derivante dalle demolizioni di parte degli impianti della centrale Enel di Vado Ligure (Sv) 'Tirreno Power". Ma lo avrebbe fatto in modo illecito, utilizzando i camion della ditta Raimondi.