«Pavia, grande avventura»
PAVIA. Habemus coach. Il blitz serale di Gian Marco Bianchi alla Summer League di Imola ha sbloccato l'empasse. La Virtus Siena gli consente l'uscita dal biennale e Pavia può rendere ufficiale la firma di Stefano Salieri. Che, dopo essersi autoimposto un periodo di silenzio per evitare di urtare la sensibilità della società senese, ora può concedersi la prima intervista ufficiale da coach dell'Edimes. Quella che ne scaturisce è una chiacchierata vivace, in cui l'allenatore bolognese dispensa il suo caleidoscopio di emozioni. L'orgoglio per esser stato scelto, l'entusiasmo per un progetto che sta riscuotendo la curiosità dello stivale dei canestri, il realismo di chi è abituato a parlare col quotidiano lavoro in palestra. «Sono carico e molto onorato di esser stato scelto per lavorare in una piazza che ha tradizione e che intende proporre un progetto tecnico innovativo per la realtà di LegaDue»: sono le prime parole di Salieri, dopo l'ufficializzazione dell'accordo con Pavia.
«Per un tipo sanguigno come me - continua -, sarà davvero molto bello poter allenare a contatto con una tifoseria appassionata come quella pavese. Non vedo l'ora di cominciare».
Il progetto-giovani è stata la variabile decisiva per la sua scelta?
«Sicuramente. Insieme col feeling istantaneo che si è creato col presidente. Sono entusiasta perché mi è stata offerta la possibilità di aprire un ciclo nuovo. In cui si imponga la cultura del lavoro e l'attenzione massimale alla cura dei particolari. Sarà un'avventura con le stimmate della sofferenza, so che dovremo competere con una LegaDue sempre più competitiva. Ma sono fiducioso per la determinazione con cui la società crede nel progetto e mi ha cercato per cercare di concretizzarlo».
In pillole, ci dia un estratto del suo credo cestistico.
«Giocheremo con un solo centro e quattro giocatori sul perimetro. Aggrediremo molto con la difesa, per avere cambi di ritmo in attacco. Non voglio fossilizzarmi sul binomio pick'n'roll e doppie uscite che va tanto di moda, cercheremo strade nuove. Dovremo partire a tutta da subito. Per questa ragione abbiamo programmato un pre-ritiro (dall'11 al 14 agosto) prima di cominciare il lavoro a ranghi completi (dal 18 agosto). Per pensare di competere con le altre dovremo creare uno spogliatoio granitico. E, poi, un'identità molto forte con la società e col pubblico che invito fin da ora ad ogni nostro allenamento».
Quanto sarà importante partire bene?
«Sarà importante non farsi condizionare. In un progetto a lungo respiro è necessario credere nel lavoro e avere pazienza. I giovani, ad inizio stagione, danno 20 e alla fine 80. Il mio motto è: 'testa sotto la sabbia e lavoro"».
Parliamo dell'Edimes che si sta costruendo.
«Conosco bene Colussi. E' una certezza, un giocatore importante che ha ancora margini di crescita. Bertolini è giovane, ha temperamento ed energia difensiva. Mobley? Fondamentale la sua conferma. Lo utilizzerò da numero quattro, col suo tiro e il suo atletismo può essere devastante».
E gli altri?
«Sulle trattative non mi esprimo».
Ma Ammannato sembra molto vicino.
«Marco l'ho avuto l'anno scorso. E' un nazionale under 20, in crescita esponenziale. Generoso, non altissimo, ma solido. Ha vent'anni ma lo ritengo già pronto per fare il cambio del centro».
Paolo Rappoccio