«Una direzione più collegiale nel segno del Don»
PAVIA.Don Franco Tassone, 46 anni, nasce a Como e la sua famiglia si trasferisce a a Voghera. A Pavia approda a 18 anni per fare il servizio civile con don Enzo Boschetti, che gli chiede di stare con i minori. Si iscrive a Economia, ma don Enzo lo spinge a laurearsi invece in Giurisprudenza. Ordinato sacerdote nel novembre 1992, è nominato responsabile di unità della Casa del Giovane alla morte del 'Don", il 15 febbraio 1993.
Ha chiesto lei al vescovo di lasciare l'incarico?
«Sentivo di potermi sperimentare in una nuova esperienza pastorale. Monsignor vescovo ha capito che per me era un momento di maturità e ha accolto i miei desideri. Ho chiesto che si riconoscesse il carisma che don Enzo ha donato alla fraternità».
Cosa cambia alla Cdg?
«Nulla. La Comunità continua nel servizio di accoglienza ai poveri e alle persone in difficoltà. La responsabilità sarà assunta direttamente non più da una persona in virtù delle sue competenze, ma da un fratello che vive la Comunità».
Il suo successore sarà un religioso o un laico?
«La forza della Cdg risiede nel fatto che vi sono vocazioni sia religiose sia laiche. Tutti assumeranno la propria parte di responsabilità per portare avanti in modo condiviso l'esperienza della Comunità. In questi anni c'è stato bisogno di una persona che avesse la forza di portare avanti tutte le responsabilità legali, giuridiche e spirituali. Ora che la Cdg è cresciuta, posso tornare ad essere semplicemente un fratello in una Comunità più missionaria e con uno stile di leadership più condiviso».
Quando e come sarà nominato il nuovo responsabile della Comunità?
«A settembre vi sarà la consultazione dei trecento tra membri definitivi, collaboratori, volontari, membri esterni ed aspiranti. Dopodichè l'assemblea, composta da una trentina di persone, eleggerà una terna di sacerdoti, nell'ambito della quale il vescovo sceglierà il nuovo responsabile. Io resto membro della Cdg cui offro la mia competenza nella fraternità».
Si dice lei potrebbe diventare parroco di Santa Maria in Betlem in Borgo.
«Un sacerdote è al servizio della Chiesa e va dove è rischiesto il suo servizio. Ma io resto sempre della Casa del Giovane, dove sarò ancorà più presente».
Conserverà la direzione del 'Ticino"?
«Tutto è nelle mani di monsignor vescovo. Sono direttore da tre anni e sono pronto servire dove c'è bisogno di me. Prima di tutto viene il bene dell'Opera di don Enzo, che rimane guidata dagli uomini e le donne che hanno scelto di seguire il suo stile. Come ha detto il cardinal Martini, bisogna lasciare quando tutto va bene. I miei fratelli e le mie sorelle sono il dono più grande che don Enzo ha lasciato a Pavia».