Valenza, il volto povero

VALENZA.«Conoscersi, capirsi e aiutarsi... questo si che vale oro». L'assessore alle Politiche sociali, Maria Maddalena Griva, mette a nudo una realtà sociale che risente delle trasformazioni economiche dell'ultimo periodo. Bisogna ricostruire sui guasti di un sistema orafo che assorbe giovani, ma lascia con tante domande e poche certezze tanti cinquantenni: sono gli uomini e le donne che tutti i martedi sfilano davanti all'assessore Griva. Cittadini troppo giovani per la pensione e troppo vecchi, stando a chi organizza i colloqui di lavoro, per trovare una nuova occupazione. E cosi anche pagare le bollette o un banale affitto diventa un rebus. Il Comune si muove tendendo la mano a 146 nuclei familiari di over sessantacinque e a 37 nuclei familiari di stranieri. Ma a chiedere aiuto sono anche donne sole, più spesso giovani madri con figli a carico. Se la Regione interviene con il suo fondo affitti, il municipio lo integra sborsando 72 mila euro in più. In Regione Fogliabella, in autunno, arriveranno anche nuovi alloggi. «Ogni settimana scopro i mille volti di quelle che chiamiamo fasce deboli. A Valenza abbiamo da fronteggiare vecchie e nuove povertà. La panoramica è varia, generalizzare è difficile. Servono percorsi mirati, quelli che stiamo cercando di attivare». La tegola della crisi orafa pesa sui bilanci domestici: «L'ondata di crescenti difficoltà sociali - spiega Griva - è correlata soprattutto all'economia orafa della nostra città, ci sono uomini e donne di mezza età che d'un tratto si trovano senza l'unico lavoro che sanno fare, quella che prima è stata una passione e poi l'occupazione di trent'anni. Per loro il futuro diventa una salita, una missione impossibile. Le case orafe che ancora assumono cercano giovani, freschi di studi e da plasmare secondo le necessità. Per chi ha anche solo un capello bianco è davvero dura». A Valenza non sembra esistere un'emergenza immigrati, i maggiori problemi sono degli italiani: «Mi sento di sfatare assolutamente ogni ipotesi di un caso stranieri. A Valenza i nuclei familiari che arrivano da oltre confine hanno una grande voglia d'integrarsi. La prima cosa che fanno è cercare lavoro, perché per loro crearsi un'autonomia nel Paese che li ospita è una sfida anzitutto con sé stessi. Se qualcuno si ostina a parlare di stranieri perennemente a caccia di stampelle, comunali o statali, si sappia che a Valenza la realtà è un'altra. A Valenza - ricorda l'assessore - le statistiche parlano chiaro. Gli stranieri bisognosi li abbiamo anche noi, ma sono una minoranza». La povertà, semmai, si sta vestendo di rosa: «La novità da fronteggiare ai Servizi sociali è quella rappresentata da donne monoreddito con figli per le quali è molto dura arrivare a fine mese. Alcune sono separate, altre sole, magari senza l'assegno di mantenimento versato. E con i bambini le soluzioni vanno per forza trovate». Quindi il pianeta terza età. «Gli anziani con pensioni al lumicino faticano a far fronte al carovita. Perché se il carrello pesa sempre più sul portafogli le pensioni non sono cresciute di pari passo ai prezzi». Il modello Valenza, sfociato nell'integrazione comunale al fondo affitti regionale, è fortemente basato sull'ascolto di chi chiede aiuto: «Il nostro approccio è legato al cittadino e ha bisogni reali. Non c'interesse di che colore sia la pelle di chi bussa alla nostra porta. Ci preoccupiamo, semmai, che tutti rispettino le regole».
Emanuele Bottiroli