La C diventa «Lega Pro» ma manca la riforma vera

FIRENZE.La serie C da ieri chiama Lega italiana calcio professionistica, per tutti «Lega Pro». E' stato il presidente, Mario Macalli, al termine dell'assemblea delle società della Lega di serie C tenutasi a Firenze ad annunciarlo. «Abbiamo cambiato questo vecchio abito - ha spiegato - perchè l'abito fa il monaco e anche per avere più appeal sul mercato delle sponsorizzazioni». Cambiano anche i nomi di C1 e C2, ma non la sostanza: la C1 sarà definita campionato di Prima divisione, con 36 squadre suddivise in due gironi da 18 squadre. La serie C2 si chiamerà campionato di Seconda divisione, con 54 squadre in tre gironi. Uguali restano anche i meccanismi per promozioni e retrocessioni. Nuovi lo sponsor tecnico, la Umbro, e le regole per allestire le rose: ogni squadra potrà avere al massimo 18 over 21 in Prima divisione (C1) e 15 in Seconda divisione (C2), mente non ci saranno limiti per gli under 21. Dalla stagione 2009/2010 invece le rose potranno annoverare al massimo 22 giocatori, di cui non più di 14 over 21 in C1 e non più di 11 in C2. Restano gli incentivi per l'utilizzo dei giovani: schierare un calciatore nato dopo il 1986 per almeno 30 minuti comporterà un contributo da parte della Lega (maggiore al diminuire dell'età), che sarà aumentato se il ragazzo è cresciuto nel settore giovanile del club.
Per ora nessuna indiscrezione invece sulla composizione geografica dei gironi per la prossima stagione anche se il presidente Macalli si è detto soddisfatto della formula adottata per C1 e C2 nella stagione appena conclusa.
Ora Macalli si aspetta dalla Figc una riforma profonda dei campionati: «Il sistema calcio, fin dai dilettanti, non funziona più - ha detto il presidente della «Lega Pro» - . I club devono smettere di essere una fabbrica di debiti, con i presidenti che sono gli unici a rimetterci».