Le ronde proteggono il sonno di Magherno


MAGHERNO. La Polo e la Y avanzano piano per le strade del paese, con le luci e le quattro frecce accese: è la ronda di Magherno. Cercano potenziali ladri e malintezionati di ogni genere, ma a bordo non ci sono tre di quei 2.500 militari che il governo vuole mandare nelle strade bensi due pensionati e un commerciante, volontari come gli altri 87 che compongono le ronde notturne di questo paese di 1.549 abitanti. In pratica il 6 per cento dei residenti fa ogni due o tre settimane una notte in bianco per proteggere le case, le loro e quelle dei vicini. E' la solidarietà della sicurezza. Da una decina d'anni a Magherno non c'è notte senza le ronde, Natale compreso. «All'inizio eravamo 140, poi il lavoro ha spinto qualcuno a rinunciare - spiegano i volontari sotto la pioggia a catinelle dell'altra notte - . Le ronde sono rimaste e hanno anche sventato dei furti».
E' difficile passare inosservati nella notte di Magherno. Tre sono le entrate e chi le imbocca non riesce ad attraversare il paese senza essere notato dai volontari delle ronde. Se sono in auto ti seguono e ti affiancano quando parcheggi per capire se sei un forestiero. Perché ai volontari ormai basta uno sguardo per capire se l'automobilista è del posto. «I malintenzionati li riconosciamo perché avanzano piano e spesso fanno scendere delle persone - spiega il 45enne Natale Barbieri - . Quando ci vedono se ne vanno». Tutti i maghernesi conoscono le ronde tanto che ormai non servono nemmeno più le giacche a vento gialle che usavano nei primi anni per rendersi identificabili. Bastano i lampeggianti, anche se le due auto in servizio cambiano ogni notte perché sono le auto dei volontari. In dotazione hanno anche dei fari e le radio, «ma quelle servono più che altro ai pensionati che non sanno usare il cellulare».
La ronda comincia all'una e mezza dalla pensilina dei pullman davanti al municipio. Qui si ritrovano di volta in volta studenti, commercianti, dipendenti e pensionati. Ogni notte fino all'alba percorrono a proprie spese una trentina di chilometri, metro più metro meno. Girano avanti e indietro, senza percorsi predefiniti, dalle strade principali a quelle di campagna. «Sui sentieri sterrati - spiegano - basta cercare i segni di pneumatici sulla terra per capire se è passato qualcuno». Un po' come farebbe Tex Willer con gli indiani.
Di ronde armate o con etichette politiche non vogliono sentire parlare, a loro interessa solo prevenire i furti. «Fino a tre anni fa abitavo a Milano e là avevo subito tre furti - racconta il 60enne Adriano Ciusani - . Molti dei volontari di ronda sono stati scottati come me». «In una notte di pioggia come questa - aggiuge il 60enne Martino Vitaloni - hanno forzato la porta di casa mia e hanno preso quello che hanno potuto prima di essere disturbati». Nelle loro notti i volontari hanno anche accompagnato le ambulanze dalle persone che stavano male, soccorso ubriachi e aiutato i ragazzi usciti di strada.
I carabinieri e i poliziotti li considerano di fatto dei collaboratori. La dimostrazione arriva verso le due quando i militari fermano un ubriaco in periferia e chiedono ai volontari di occuparsi dell'auto mentre portano l'uomo in centro dove arriva la polizia con l'etilometro.
Nonostante tutto però l'insicurezza ha fatto presa anche a Magherno: «In passato nessuno chiudeva case e garage - spiega Natale Barbieri - adesso invece le cose sono cambiate e le abitazioni sono piene di luci esterne». Forse perché la criminalità ha colpito anche qui. «Ho visto il proprietario di un Bmw X5 inseguire a piedi la sua auto - spiega il 35enne Giovanni Amato della pizzeria Grotta Azzurra - . Pensavo che alla guida ci fosse la sua compagna, invece erano i ladri».
I furti però qui si verificano soprattutto di giorno perché di notte girano gli angeli custodi. Con i lampeggianti.

Claudio Malvicini