Campanacci, canti e birra: è la Fan zone
Valentino Beccari
KLAGENFURT (Austria).Iniziamo dalla fine: è il 93', manca una manciata di secondi alla conclusione di Austria -Polonia con i padroni di casa sotto per 1-0 e quindi eliminati. In area arriva il pallone della disperazione e l'arbitro Webb concede un generoso calcio di rigore. Vastic va sul dischetto e segna. Il Wunderteam resta in corsa. Esplode il vecchio ex Prater di Vienna ma esplode anche Neuen Platz, la piazza centrale di Klagenfurt sequestrata per una sera da 50mila tifosi austriaci.
Finalmente la Fan zone, nei giorni scorsi timida, discreta e con le guance rosse, alza la voce, urla e si lascia andare. Sembra di essere sulla Streif: campanacci, bandiere che sventolano, cori che sono un mix tra le canzonette della curva e lo Yodel della tradizione alpina. Eppoi birra, birra e ancora birra. Eppoi pioggia, pioggia e ancora pioggia. Per una notte Linz e Ivanschitz rubano la scena ai mostri sacri dello sci. Tutta l'Austria depone gli scarponi coi ganci e indossa gli scarpini bullonati. E pensare che è solo un pareggio. Canta a squarciagola un giovanotto in divisa d'ordinanza: Lederhosen (i folkloristici pantaloni corti in pelle), camicia bianca e cappello da cacciatore. Accanto a lui una splendida ragazza con la stessa tenuta, eccezion fatta per un paio di scarpe rosse con i tacchi a spillo, un po' glamour e un po' kitsch. I cinquantamila sono in preda al delirio.
La gioia dilaga.Tutti pazzi per il calcio. Non si trattiene nemmeno un distinto signore piuttosto avanti con gli anni che ricorda i tempi d'oro quando l'Austria era una potenza del calcio mondiale.
«Come posso dimenticare Germania-Austria 0-6 del 24 maggio del 1931 a Berlino. Ero solo un bambino ma mio padre mi accompagnò a vedere la partita. Mi ricordo ancora gli autori dei gol: Vogl, Zischek, Gschweidl e tripletta del grandissimo Schall. Bei ricordi, che tempi».
Già, la Germania. Passata la prima ondata di euforia per il gol di Vastic, ecco che il pensiero della piazza si rivolge subito alla sfida di lunedi contro i Panzer. Per qualificarsi servirebbe una vittoria. E allora sotto con Deutschland Aufwiedersehen. Il motivetto lo cantano tutti, persino gli 'alleati" croati che i tedeschi gli hanno appena umiliati e che a Klagenfurt hanno istituito la loro enclave. Tutta la Carinzia è biancorossa: a strisce orizzontali con le bandiere austriache o a scacchi con i vessilli croati.
L'inno alla gioia.Eppoi ancora birra e pioggia. E sotto con «Cordoba! Cordoba! Cordoba!». Cos'è? Vuoi vedere che la nazionale multietnica austriaca ha chiesto la naturalizzazione del difensore dell'Inter? «Ma no - ci rammenta un tifoso - Cordoba, 21 giugno 1978, è la giornata storica del nostro calcio». E' vero. Il Mondiale argentino quando anche la Germania campione del mondo uscente vive la sua Corea con l'Austria che la estromette agli ottavi di finale grazie al gol vittoria (3-2) firmato da Krankl a due minuti dalla conclusione. «Ci sarà un'altra Cordoba - dice a gran voce un capopopolo - i nostri giovani corrono e hanno fame di successo mentre i tedeschi si sentono i padroni del mondo. Avete visto che lezione si sono presi dalla Croazia?».
Birra e pioggia.Non ha tempo da perdere la signora Rosy: la spina della birra va a ciclo continuo e anche i Bratwürst tirano che è un piacere. «Era ora - dice soddisfatta - nei giorni scorsi mi sembravano tutti astemi o a dieta. Birra e würstel sono la nostra benzina e finalmente ce lo siamo ricordati».
La festa scorre tranquilla, la polizia osserva ma non deve impugnare i manganelli. Si registra qualche arresto ma solo perché qualcuno ha alzato un po' troppo il gomito e si lascia andare. Niente di preoccupante. La notte magica austriaca mescola il sacro e il profano, Mozart e Vastic, la Principessa Sissi e Cordoba, Francesco Giuseppe e l'arbitro Webb. Eppoi ancora birra, birra e birra. Eppoi ancora pioggia, pioggia e pioggia.