Regali e bustarelle per gli appalti della Provincia
PERUGIA.Uno «scenario sconcertante» di un «sistema collaudato e consolidato da tempo immemorabile» per assegnare ad un ristretto gruppo di costruttori gli appalti dei lavori in cambio di «compensi» ad alcuni funzionari di enti pubblici, in particolare della Provincia di Perugia: è quello delineato dal pm della procura del capoluogo umbro, Manuela Comodi, che ha chiesto ed ottenuto dal gip, Claudia Matteini, 35 misure cautelari eseguite oggi dalla polizia. In carcere sono finiti in otto: quattro funzionari della amministrazione provinciale di Perugia ed altrettanti costruttori, tra i quali Carlo Carini, perugino, di 54 anni, presidente dell'Ance, il sindacato costruttori della Confindustria Perugia della quale era anche vicepresidente. Da entrambe le cariche si era dimesso nei giorni scorsi. Per altre 27 persone sono stati disposti gli arresti domiciliari. Tra loro ci sono altri funzionari della Provincia, uno della Regione Umbria, e l'ex capo dipartimento Anas dell'Umbria, Amleto Pasquini.
Secondo il pm l'«area viabilità (ma non solo)» della Provincia di Perugia appare «interamente asservita, con i suoi direttori, dirigenti e funzionari, al gruppo» di cui facevano parte i quattro costruttori arrestati. Agli otto finiti in carcere viene in particolare contestato il reato di associazione per delinquere «al fine di commettere una serie indeterminata di reati di corruzione, abuso di ufficio, turbata libertà degli incanti e falso ideologico».
Alla fine del maggio scorso per queste vicende aveva ricevuto una informazione di garanzia anche l'assessore provinciale alla viabilità Riccardo Fioriti (Pd), tanto che l'opposizione del Pdl denuncia una «appaltopoli a Perugia». Uno dei costruttori arrestati, Massimo Lupini, direttore tecnico della Seas, che il gip definisce «portavoce del gruppo imprenditoriale associato» che si spartiva gli appalti, nelle intercettazioni telefoniche parla di «riunioni dei capi mafia» tenute prima delle varie aste per l'assegnazione degli appalti. In proposito peròà il gip osserva che «l' espressione viene evidenziata non già perché evocativa di un certo tipo di criminalità» ma perché «bene esprime l'indiscussa supremazia di cui godevano gli associati rispetto al resto della imprenditoria locale».
L'inchiesta era stata avviata da un anno con una lettera anonima, dopo l'arresto di un altro costruttore perugino, Leonardo Giombini, per una vicenda di false fatture. Nella lettera si segnalavano i meccanismi usati per pilotare gli appalti, in gran parte riguardante lavori stradali della Provincia. Nelle indagini si è fatto ampio uso delle intercettazioni telefoniche.