Pista irregolare, 2 a processo

LINAROLO. Quella pista per macchinine telecomandate c'era da sempre. Ma nessuno, forse, se n'era accorto. Fatto sta che, quando qualcuno ha pensato bene di spostarla su un altro terreno, è successo il finimondo: controlli, denunce, procedimento penale e, nei giorni scorsi, una condanna (decreto penale) e un'assoluzione. E un «giallo» sulla scomparsa di alcuni documenti.
Sul banco degli imputati arrivano Virginio Cerutti, 81enne titolare del locale «L'osteria degli amici del Po», difeso dall'avvocato Claudia Sclavi, e Leonardo Petrillo, 47enne, di Albuzzano. Il primo aveva deciso di affittare un suo terreno al secondo per la realizzazione, appunto, di quella pista. Ora, tutto questo, secondo i guardiaparco e il pubblico ministero, era un reato contravvenzionale: per realizzare quella pista (terra battuta, cordoli in cemento, prefabbricato) a poca distanza dal ponte della Becca, in pieno parco del Ticino (dove, per altro, sarebbero vietate le attività ricreative), ci voleva «l'autorizzazione paesaggistica» e il nulla osta dell'ente parco. La pista c'era, le autorizzazioni no. Di qui il procedimento. Ma se Petrillo ha preferito pagare la sanzione di 6mila e 600 euro e chiuderla li, Cerutti ha voluto proseguire ed è stato assolto. Il perché, forse, sta nella storia stessa. Dunque, Cerutti riceve la richiesta di affittare il terreno da Petrillo, socio di una società sportiva, ma alla firma dell'atto fa mettere per iscritto che lo stesso Petrillo deve verificare la regolarità dell'intervento. Insomma, fai pure, ma solo se tutto è a norma di legge. Va detto, inoltre, che sia l'uno che l'altro si muovono con prudenza, nominando un tecnico che, presso il Comune di Linarolo, prende le informazioni necessarie. Sembra che tutto sia regolare, anche perché a dire di no dovrebbe essere il Comune stesso. Dunque, e siamo intorno all'inizio del 2005, Petrillo sul terreno di Cerutti inizia a predisporre i lavori dopo aver presentato regolare domanda all'ufficio tecnico il 25 gennaio. Ma, e qui sta una buona parte dell'inghippo, il 13 marzo entra in vigore una normativa regionale che delega al Parco il potere di concedere autorizzzazioni paesaggistiche. Il 9 febbraio il Comune di Linarolo avvisa di questo aspetto tecnico importantissimo. Ma la lettera parte dal Comune e si perde chissà dove: la documentazione non si trova più. E cosi i lavori vanno avanti, finché il 25 luglio, il Comune invia una seconda lettera nella quale intima di sospendere i lavori perché la pratica manca di autorizzazione del Parco. Il quale, in coincidenza, manda anche i suoi ispettori che formalizzano la denuncia. Una serie di disguidi che hanno fatto ritenere al giudice la buona fede di Cerutti, assolto dunque con formula piena.