Alfano: sotto intercettazione tutta Italia


ROMA. «Nessuna marcia indietro». Il ministro della Giustizia Angelino Alfano avverte che il governo non tornerà indietro sulle intercettazioni e sembra deciso a seguire le indicazioni di Berlusconi. Il Cavaliere del resto gliel'ha detto chiaro e tondo. Vuole che le intercettazioni telefoniche siano sempre vietate, ad esclusione di casi eccezionali per mafia e terrorismo. Da qui la mano pesante invocata da Berlusconi con pene fino a 5 anni di reclusione per i giornalisti che pubblicano intercettazioni.
Anche perché, accusa Alfano, è ormai intercettata una «grandissima parte del nostro Paese». Il ministro lo ricava dal fatto che le persone sottoposte a intercettazioni per indagini sarebbero circa 100 mila l'anno. Queste persone, aggiunge, «fanno o ricevono 30 telefonate al giorno. Cosi si arriva a tre milioni di intercettazioni». Se poi si moltiplica questo numero per il numero di giorni di intercettazioni, ecco che per il ministro della Giustizia quasi tutti gli italiani sarebbero ascoltati.
Protestano Veltroni e Di Pietro: cosi si legano le mani ai magistrati, che saranno bloccati nelle indagini anche per reati gravissimi. Protestano i magistrati. «Escludere le intercettazioni - avverte il procuratore di Torino Caselli - significa mettere a rischio la sicurezza dei cittadini». Protesta il sindacato dei giornalisti accusando che si voglia limitare di fatto il diritto all'informazione.
Ma restano divisioni e perplessità anche nella maggioranza di centrodestra. Dopo l'ex Guardasigilli leghista Roberto Castelli si è detto contrario al divieto di intercettazioni per i reati di corruzione e concussione, ieri Roberto Maroni non ha voluto esprimersi sottolineando di aver letto per ora solo anticipazioni giornalistiche sul provvedimento: «Quando vedrò il provvedimento saprò valutarlo».
Alfano ha detto del resto di non escludere che il testo a cui sta lavorando possa essere varato già dal Consiglio dei ministri di venerdi e per questo nei prossimi giorni incontrerà gli alleati della maggioranza. Significativo il fatto che il ministro abbia ieri ribadito che la maggioranza approverà anche il reato di immigrazione clandestina, proprio quello cioè verso cui Berlusconi si era detto contrario, prima di essere ricevuto dal papa, ma che la Lega, al contrario, invoca a gran voce. Chissà che il via libera alla richieste del Carroccio in tema di immigrazione non serva a stemperare le loro riserve sulle intercettazioni.
«Nessuno vuole arginare l'azione della magistratura o comprimere le indagini», ha comunque assicurato Alfano, «ma sinora non è sanzionato nulla anche se il codice è stato violato». La legge attuale, ha infatti riconosciuto il ministro, già prevede e punisce il reato di fuga di notizie, ma nella pratica raramente il reato è stato sanzionato con condanne.
Discorsi che non convincono le opposizioni. Le intercettazioni restano uno «strumento fondamentale non solo contro mafia e camorra, ma anche contro pedofilia, corruzione o reati finanziari», avverte Veltroni. Per il segretario del Pd bisogna evitare che tutto questo finisca sui giornali, ma senza limitare gli strumenti a disposizione dei magistrati. Di Pietro rileva qualche esitazione nel Pd e avverte poi che le intercettazioni sono per un magistrato quello che il bisturi è per un chirurgo. E accusa la proposta del governo di voler ridurre la possibilità di indagine dei magistrati e di informare la pubblica opinione.

Andrea Palombi